Anno 2020

359
Ore
8470
Km.
73
Attività
81652
D+

2015 07 04 quando la sfiga

04/07/2015    
•    Distanza     133.66 km
•    Tempo        06:18:32
•    Dislivello     1662 metri
Non sono superstizioso
ma a volte capitano cose che, collegate assieme mi portano ad avvicinarmi molto alla credenza popolare del menagramo, quello che dopo che ti ha parlato assieme o ti ha telefonato, porta un freddo incredibile, l’osso per intenderci. Giovedì ero in viaggio con mia moglie, quando ricevo una telefonata da una di queste persone, come dicevo non sono superstizioso anche se la fama di uccello del malaugurio questo se la porta dietro da parecchio. Non ho fatto gli scongiuri, niente palpata alle parti basse, no a cornetti o altri anti sfiga, non sono superstizioso ma a mia moglie ho detto, “vedrai che capita qualcosa” e così me la sono tirata addosso e puntualmente è arrivata.

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Non so dove andare
Parto di malavoglia questa mattina, stanco del viaggio del fine settimana, stanco della notte calda dormita male, stanco e basta. Oltretutto non ho pianificato il giro e parto con pigrizia pensando a dove andare, le gambe non girano, fa già caldo alle sette e un quarto e non posso pensare a come sarà nel pomeriggio. Invento il giro poco alla volta, subito penso al Penice, andare al fresco lassù non mi dispiace ma c’è la provinciale per Tortona di mezzo e non mi va. La Val Borbera mi attira ma punta a salite che se fatte col caldo ti ammazzano. Mentre pedalo mi viene in mente Grondona, nella Valle Scrivia, fare Lemmi dal versante opposto a Torre Ratti, bene vada per quella, poi da lì si potrebbe fare Costa salata e saltare nella Valle Vobbia e magari salire ai mille metri di Alpe, scendere a Crocefieschi e rientrare attraverso Busalla. Si la cosa mi attira e dirigo verso Novi.

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La prima salita
Salgo subito sulla strada per Monterotondo e poi dirigo verso i campi da golf, così facendo evito le rotonde dell’Outlet e salgo al fresco. Quando scendo verso Serravalle, gli scossoni della strada sganciano il borsino dei ferri che rimane attaccato al canotto della sella grazie alla chiusura velcro, devo fermarmi per sistemarlo. Lo rimonto nell’attacco a baionetta e fisso il velcro. Riparto e a Grondona attacco la ripida salita che conduce Lemmi, non l’ho mai fatta da questa parte ma so che dal versante opposto è veramente dura. Salgo tornante dopo tornante, i primi facili e mano a mano che salgo diventano sempre più impegnativi, qualcuno di questi raggiunge anche pendenze dell’11%.

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Compagnia
Conclusa la salita mi butto dall’altra parte con moderazione dato che sul fondo nuovo della strada si sono accumulate picccole dune di ghiaia a causa delle piogge e dove l’asfalto non è nuovo, la strada è tutta sconnessa e proprio in questi buchi, che il borsino dei ferri si sgancia ancora. Lo rimetto a posto, mi pare che il supporto di fissaggio, scivoli sulle guide della sella e l’aggancio del borsino si sfila. proseguo e passo il lungo ponte che oltrepassa il Borbera, ridotto un rivolo d’acqua per la gran siccità di questa torrida estate. Al di la del ponte lo strappo per raggiungere la provinciale e poi via verso le strette in compagnia di un ragazzo genovese che prepara la Fausto Coppi di domenica prossima. Lui intende salire alla Casa del Romano, chiacchieriamo fino al bivio per Mongiardino, poi ci dividiamo io a destra e lui dritto verso Cabella.

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Caldo
Salgo il lungo falsopiano e fa caldo, strada facendo comincio a capire che Alpe per oggi dovrò lasciarla stare, lassù al fresco oggi non ci posso arrivare, fatico già qui sulla strada per Costa Salata da Rocchetta Ligure. Mi bagno ogni tanto per abbassare la temperatura, l’aria fa evaporare l’acqua velocemente dando un senso di fresco piacere che però dura poco. Salgo e sono in cima a questa che non è una salita vera e sono distrutto, vado a casa, penso, domani farò un giro un po’ più impegnativo.  Mi butto giù dalla discesa e il borsino dei ferri rimane nuovamente appeso per il velcro, vorrei metterlo nella tasca della maglia ma non ci entra è troppo ingombrante, cerco di fissarlo meglio che posso.

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Perdo il borsino
Scendo e imbocco la Val Vobbia, fresca, riposante quasi tutta i discesa, arrivo al bivio per Isola del Cantone e penso di svoltare a destra per salire la Castagnola da Borgofornari ma poi ripensandoci proseguo verso casa. Arquata,  al bivio per Gavi svolto e salgo alla galleria, ho appena sistemato il borsino per l’ennesima volta. Galleria vecchia, discesa rotonda e galleria nuova, la faccio perché e in discesa e li dentro fa un fresco incredibile. passo dentro a Gavi e proseguo verso casa. Cappello del Prete, discesa, termino il corto strappo successivo e mettendo le mani sulla luce di retro segnalazione mi accorgo che il borsino dei ferri non c’è più. Inverto la marcia e proseguo a velocità ridotta, sulla via appena percorsa scrutando l’asfalto ed i fossi nella speranza di ritrovare il porta attrezzi. Sono affezionato in modo particolare a due ferri da gomma in acciaio che posseggo da almeno venticinque anni, il resto: le due camere, le due bombolette di CO2 , l’erogatore per utilizzarle, il pacchetto dei ferri, la tela in caso di scoppio del pneumatico, stracci e straccetti vari non mi interessano molto ma i leva gomma si ci sono affezionato.

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E la sfiga continua
Arrivo fino al punto nel quale ho sistemato (male) per l’ultima volta il borsino otto chilometri circa e ripeto la strada sempre a velocità ridotta, nella speranza di ritrovarlo ma niente, non c’è o lo hanno già raccolto o è scivolato in uno dei tanti fossati a lato della strada, rifaccio le gallerie e arrivo a Gavi, ancora qualche metro di speranza e poi tornerò a casa. Attraverso la cittadina e arrivato nel parcheggio vicino al bivio per San Cristoforo, bang esplode il copertoncino posteriore. Sono a posto, neanche se trovo qualcuno che mi presta una camera d’aria posso ripartire, il Continental ha perfettamente ragione, ha girato per circa 3300 km ed ora ha detto basta. Se avessi il borsino, inserendo la tela ed una camera, gonfiando poco la gomma, potrei arrivare fino a casa ma il borsino non c’è.

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Recupero da casa
Chiamo a casa e chiedo un recupero ed intanto mi avvio a piedi, devo perlustrare ancora un paio di chilometri, magari lo ritrovo questo benedetto borsino. Nulla da fare, succede che mio figlio invece di passare per Francavilla e venirmi incontro, decide di passare da Serravalle. Io mi sto’ muovendo da Gavi ed arrivo in punto dove non c’è ricezione telefonica, mio figlio cerca di contattarmi per capire dove recuperarmi ma non c’è campo e io proseguo nella speranza di ritrovare il borsino ma nulla, non lo trovo. Cammino per tre chilometri, fino a che il telefono riacquista le sue funzioni e finalmente avviene il recupero. Tre chilometri a piedi, sotto il sole,( il termometro è salio a 49 °C) menando a mano la bici, sono proprio lunghi, domani vedrò se riesco a racimolare camera e pompa e un altro borsino, di fare un giro al mattino presto senza andare troppo lontano senza prendere troppo caldo. Ma quando se ne va questo anticiclone, si stava cosi bene la scorsa estate tra una pioggia e l’altra.

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