Anno 2021

299
Ore
6959
Distanza
61
Attività
68930
Dislivello

immagine altimetrica

Le salite nel giro di oggi
TempoSalita 
0:25':10" Dernice da Pertuso 1
0:08':40" Pareto da Fabbrica Curone 2
0:59':52" Passo del Brallo da Varzi 3
0:36':59" Cima Colletta da Brallo 4
0:17':47" Vetta del Lesima (Radiofaro) 5
0:09':19" Bivio pian dell'Armà - Capanne di Cosola 6
0:09':21" Pratolungo da Arquata 7
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09/09/2019
•    Distanza 191.52 km
•    Tempo 9:45:47
•    Dislivello 2766 metri

“Monte Lesima, m'hai provocato e io te distruggo.”

Il grande Alberto Sordi
nel film del 1954 Un americano a Roma, lo diceva sfidando un piatto di pasta fumante, io oggi mentre salivo Cima Colletta, ripetevo nella mente: - Speriamo che la sbarra sia chiusa!
La sbarra in questione, per i “non addetti ai lavori”, è quella della strada che conduce al radiofaro del Lesima. Un tempo era sempre aperta, poi per ragioni di sicurezza, è stata abbassata ed è perennemente chiusa.
Viene alzata solamente quando l’operatore che controlla l’impianto radar, sale al cosiddetto “pallone”, ma anche in questa occasione, l’accesso alla strada sarebbe proibita, ci potrebbero salire solo le mandrie di vacche che usufruiscono dei prati sulle pendici del monte.
Ma per noi ciclisti, salire lassù ai 1700 e pussa metri del monte Lesima, è sempre una sfida.
2060 m la lunghezza,
229 m il dislivello,
aumento in altezza 231 m,
pendenza media 11.21%,
pendenza massima 20%, che si riscontra all’inizio ed alla fine della salita. Tre le micidiali rampe che si incontrano salendo. Dopo la seconda, un lungo respiro che fa venire voglia di fermarsi ad ammirare il panorama, una leggera contropendenza e poi riparte l’ultima fatica, forse la più dura e poi è finita, l’Appennino è ai nostri piedi.

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Oggi ero partito (tardi), per provare il percorso della Rando Mario, che si svolgerà il 21 settembre prossimo. Quattro percorsi, per tutte le gambe:
• 200 km, 4500 m circa di dislivello;
• 140 km, 3000 m circa di dislivello;
• 100 km, 1800 m circa di dislivello;
• 60   km, 1000 m circa di dislivello;
 E due per le GRAVEL  
• 140 km, 1500 m circa di dislivello;
• 85 km, 600 m circa di dislivello;
L’intenzione era quella di fare il 200 km ma con l’opzione che se le sensazioni non fossero state buone, mi sarei diretto verso casa per la via più breve.
Quindi, raggiunta Arquata Scrivia, salgo sul percorso e lo recito a memoria.
Val Borbera, le Stette, e raggiunto Pertuso svolta a sinistra e via verso Dernice.
Discesa verso San Sebastiano Curone e cominciano i primi disagi. Se smetto di pedalare, la catena si arriccia e sbatte violentemente contro al telaio. Qualcosa non va nella ruota libera. Per ovviare al problema devo continuare a pedalare e la cosa mi innervosisce parecchio.

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Fabbrica Curone
e svolta ancora a sinistra verso Pareto e poi Varzi. Nella discesa stesso problema e sono sempre più infastidito. Continuo e visto che non ho imparato bene la lezione a memoria, invece di salire a Carrobbio e Pregola, proseguo sulla facile strada della SP186 del Brallo, ma che ho sbagliato strada lo vedo solo ora.
Brallo è raggiunto, sono nuovamente sul percorso, non mi fermo e mi dirigo subito su Cima Colletta. Bosco di faggi stupendo, un po’ meno stupendo il fondo stradale, solcato dallo scavo per la posa della fibra ottica che collega il radiofaro del Lesima al resto del mondo ed in discesa, oltre al problema della catena che si arriccia devo anche prestare attenzione a non infilare le ruote nel solco dello scavo deteriorato.

Ecco, il Lesima e io che ripeto nella mente: - Speriamo che la sbarra sia chiusa!
Si perché, la sbarra aperta è una sfida. È Come se la montagna dicesse: - Vieni, sono qui che ti aspetto, Sali, vieni a trovarmi. Sempre se hai le gambe, il fiato, il coraggio. Sempre se ce la fai!
Sul Lesima ci salgo tutti gli anni e quest’anno ci ero salito il 21 agosto scorso e la maledetta sbarra era chiusa, ho pianto in Piemontese per riuscire a dare la prima pedalata e muovere le ruote verso quel maledetto pallone ma dopo qualche tentativo ci ero riuscito. Quindi, speravo di trovarla chiusa e proseguire tranquillo sulla strada della Rando Mario. Ma la sbarra che è perennemente chiusa, oggi è aperta.
Ecco, non ci penso due volte, nonostante le negazioni del pensiero, nel mio inconscio speravo di trovarla aperta e svolto a sinistra, senza lasciare a terra la zavorra come ho fatto la volta precedente, salgo, d’istinto coi quasi sei chili di Borracce e borsa al manubrio. E salgo, deciso. 17:34 il tempo e per me non è poco.
Quando arrivo in vetta, ecco l’auto del controllo parcheggiata dinnanzi al cancello blu. Scatto due foto e discendo subito verso l’incrocio del Pian del Giovà e riprendo la salita, con le gambe un po’ legnose verso la vetta di Capanne di Cosola.
Sono appena arrivato e un ciclista sta salendo dal versante di Cabella. Uno sguardo e mi dice.
-    È sempre dura.
-    Ogni anno di più! Rispondo.
Appoggia la bici vicino alla fontana, riempie la borraccia e si avvicina a me e vedendo le insegne che porto, chiede:
-    Sei di Godiasco?
-    No, di Casal Cermelli!
-    Allora, sei il Randagio in Bici.
Sono un po’ perplesso. E chiedo come faccia a conoscermi.
-    Facebook, ti conosco per quello.
Potenza dei social.
Parliamo e nel frattempo ci mangiamo un panino. Lui, Piero, dimostra molti anni in meno di quelli che realmente ha, conosce molte delle salite che anch’io ho fatto, e abbiamo anche qualche amico ciclista in comune.
Prima di lasciarci mi avvisa che sulla discesa per Cabella ci sono parecchi detriti, pietre di grosse dimensioni crollate dalla parete e che stazionano al centro della carreggiata. Scendendo le trovo mi fermo e le sposto, sei o sette in tutto, pietre di grosse dimensioni, alcuni massi, faccio fatica a rimuoverli, poi riprendo la discesa, sempre con la catena che si arriccia e sbatte. È fastidiosa e decido che non posso continuare in questo modo, al bivio per Dova, anziché svoltare a sinistra vado dritto verso Cabella e poi ancora le Strette ed a Vignole, ecco il laboratorio della HBM e Andrea che mette tutto a posto. Un filo nero e sottile, si è attorcigliato tra il mozzo ed il pacco pignoni, frenando lo scorrimento della ruota libera. Rimosso quello tutto funziona a meraviglia e mi torna la voglia di pedalare.
Arquata e la salita a Pratolungo.
Gavi e la galleria di Monte Croce dei Rossi.
San Cristoforo e poi via col vento nella schiena verso Predosa e la tangenziale nuova.
Quasi 200 km anche oggi e la voglia di tornare a completare il percorso della Rando Mario, con le salite mancanti. SEMPREINSELLA!

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