Anno 2020

359
Ore
8470
Km.
73
Attività
81652
D+

 2015 09 26 oggi non gira

26/09/2015
• Distanza 223.06 km
• Tempo 09:56:01
• Dislivello 3136 metri
No, oggi non gira per niente, nonostante le buone intenzioni, faccio fatica, soprattutto in salita. Questa mattina pensavo di poter fare il giro completo del Rand’Ovada, percorso lungo ma non è andata così.
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Mattinata fredda
10 gradi centigradi sui 24 chilometri che separano Casal Cermelli da Ovada, sono costretto ad andare più piano del solito per non sentire troppo freddo. Sono salito in bici alle 7:07, il sole sorge alle 7:14 indosso  calzoncini corti, manicotti ed ho dovuto indossare l’anti vento strada facendo, cielo sgombro da nubi e la palla rossa del sole che appare all’orizzonte alla mia sinistra fa pensare che presto farà caldo. Arrivo ad Ovada in un’ora, ho imparato la strada del Rand’Ovada a memoria, ma non ricordo il percorso immediatamente successivo alle Cappellette. Si va direttamente a Carpeneto o si scende per Rivalta. Chiederò al bar caffè Trieste in piazza XX settembre dove l’11 ottobre prossimo si effettueranno le iscrizioni per la seconda Randonneé di Ovada.
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Al bar
Striscia di focaccia, che così, la mangi solamente ad Ovada o a Genova, sottile, morbida, giusta di sale, unico difetto che sparisce troppo velocemente nella mia gola. Faccio due chiacchiere con l’avventore, chiedo un depliant con il percorso ma non ne hanno ancora, però sa spiegarmi i primi chilometri, quelli che servono a me. Mi chiede se parteciperò, dico di no, quest’anno non ho il tesserino agonistico, necessario per percorrere il “lungo” ed in oltre sono di turno in reperibilità e non potrei farla ugualmente. Saluto e riparto per il percorso da 200 chilometri del Rand’Ovada 2015.
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Go, verso Cappellette
La prima salita, come nella scorsa edizione, arriva subito, un chilometro dopo la partenza e superato il ponte sul torrente Orba si imbocca la SP200 (Ovada-Rivalta) dal ponte della ferrovia allo scollino, sono 5 chilometri scarsi  e non duri ma se si prende a freddo ed a tutta può fare male. Io sono già caldo ma la salgo comunque con calma, non è una salita difficile, dopo il primo strappo che rasenta il 7%, diviene agevole e superati i 2500 metri una depressione alternata ad un breve strappo ci conduce al tratto piano che ci fa superare il quarto chilometro. Ora ancora 6-700 metri in salita tra il 5 ed il 6% e si scollina. Ci metto 18 minuti, non ho voluto sudare, qualche anno fa la facevo in 12 ma ero un po’ più giovane. A gennaio, saranno sessanta gli anni che mi porto sul groppone e ad ognuno che passa lascio un po’ di forza, l’unica cosa che rimane invariata è la passione e la voglia di pedalare, cercando di andare sempre più lontano.

 

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Da Carpeneto all’Iride
Una breve discesa ad al bivio successivo lasciando la SP200 si svolta leggermente a destra per la SP190 (Retorto-Cremolino) un corto strappo porta sul crinale spartiacque tra valle Bormida a sinistra e valle Orba a destra. La strada scende gradatamente in un lungo e veloce falsopiano. A Cascina Vecchia, un semaforo ferma per un attimo la mia corsa. Riprendo per Mantovana, e Castelferro dove svolto a destra raggiungendo Predosa. Ora sono sulla SP185 della Valle Orba ed attraversato il paese, al bivio svolto a destra sulla SP179 dell’Iride, penso che sia la strada provinciale più corta in assoluta, misura solamente 1 km e 992 metri.
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La strada Val Lemme
Qualcuno, non so il motivo, la chiama “La strada degli Zingari”, si trova esattamente all’incrocio tra la SP179 e la SP155 (Novi-Ovada), è tranquilla ma anche molto stretta, tanto è vero che se si incrocia un trattore con rimorchio si fa quasi fatica a passare. Una strappo secco superiore al 9% al secondo chilometro,conduce ad un tratto quasi in piano poco prima del km 5, dopo una sacca curva a destra, inizia il secondo strappo che termina alla Cascinotta. Ora è falsopiano positivo, al primo bivio s tengo la destra e dopo pochi metri svolto a sinistra sull’Aurelia che conduce a San Cristoforo.
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Castelletto d’Orba e Mornese
Dopo San Cristoforo, svolto a sinistra sulla SP176 (Gavi-Castelletto d’Orba) ed una veloce discesa mi porta ad attraversare i Crebini, attraversato il nuovo ponte, distrutto dall’alluvione del 2014 e ricostruito a tempo di record, proseguo in leggera salita verso Castelletto e svoltato a sinistra sulla SP175 (Castelletto d’Orba Mornese), si sale gradatamente verso Montaldeo, 4 km al 3% medio e dopo una breve discesa si risale fino a Mornese..
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Passo dell'Alpino da SP170 (Monte Lanzone)
Sosta a Mornese per riempire la borraccia e riparto subito sulla SP170 (Ovada-Gavi), l’aria si è scaldata ma non mi va ancora di spogliarmi abbasso i manicotti ma tengo lo smanicato sopra la maglia, lo toglierò a Campo, prima di affrontare il Turchino ed il Faiallo. Proseguo in discesa affrontando il curvone dove lo scorso anno erano caduti alcuni ragazzi di una squadra torinese ed ai Mazzarelli, è l’inizio della prima vera salita di oggi, il Passo dell’Alpino, ovvero il monte Lanzone. Io l’ho sempre calcolata dal bivio con la SP165 (delle Capanne di Marcarolo) ma già dai Mazzarelli, la strada sale gradatamente per circa tre chilometri, con pendenze moderate ma pur sempre salita. E’ solo al bivio che si capisce veramente come sia questa panoramica strada che si arrampica senza tornanti sul fianco del Monte Lanzone. Poche centinaia di metri e intravvedo un ciclista che svolta la in fondo dietro ad una curva. Non aumento l’andatura, se va piano prima o poi lo prendo ma se va forte, è inutile spingere tenendo conto di tutta la strada che ho ancora davanti. Salgo del mio passo ed alla curva successiva eccolo li, a pochi metri, lo raggiungo e cerco di chiacchierare ma pare che non abbia più fiato, con un fil di voce mi dice che è partito da Gavi, in gruppo con altri compagni, tutti avanti a lui e scolinato Alpino, Marcarolo e Praglia, dovrebbero tornare dal passo della Bocchetta. La vedo dura se già ora è messo così, saluto ed allungo, poco avanti altro ciclista del gruppo due parole anche con lui, respira tipo cagnolino affannato e capisco che sta facendo una fatica orba, chissà sulla Bocchetta. Proseguo, più avanti scorgo una maglia nota. La Bici di Arquata mi avvicino saluto, è Mario, settant’anni, sempre sulla breccia, si lamenta, fino a 10 anni fa, dice, correva cronometro e gran fondo, ora fa come può. Sta provando il percorso da 140 km del Rand’Ovada, dopo qualche minuto mi dice di andare avanti, che ho un passo diverso dal suo, saluto ed accetto il consiglio. Proseguo su questa bella ma corta salita, incontro ancora un ciclista sempre del gruppo dei primi due, lo incoraggio, pochi metri ed è finita, si vede già la Madonnina, piantata lassù, mentre la statua dell’Alpino salendo da questo versante non la si vede, dai che è finita, ancora uno strappo e poi è discesa verso il Passo degli Eremiti.
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Gorzente
Scendo veloce, nonostante le condizioni precarie della strada, alcune grosse buche sono segnate da diverso tempo con cerchiature di vernice bianca ma nessuno ha mai proceduto al loro ripristino. In poco tempo sono giù al bivio e lì in attesa degli altri compagni, lo scalatore più bravo del gruppo sparppagliato che ho incontrato salendo. La strada che conduce al guado del Gorzente, scende gradatamente con un dislivello di circa 75 metri ma presenta un paio di corti strappi a salire. Sabbia sulla strada e qualche buco nell’asfalto, è per schivare uno dei buchi che metto le ruote in frenata sulla sabbia e la bicicletta scivola di lato, la tengo, piego sulla curva successiva e sono ancora in piedi, sospiro sollevato per cadere in terra ci vuole solo un attimo e non sempre si cade bene.
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Capanne di Marcarolo
Guado raggiunto, non mi fermo non ce n’è motivo, lo scorso anno, qui proprio sul guado c’era il ristoro, oggi, solo io. Scalo dal 53 al 39 e inizio la salita verso il Sacrario della Benedicta. Duro il primo chilometro con pendenze che arrivano a superare anche l’11%, il secondo sembra meno duro ma di poco, poi qualche metro in piano e la salita riparte ma non più dura come prima. Salgo bene, le gambe ci sono, una corta discesa ed ecco il selciato, il Sacrario è vicino e la salita è quasi terminata. mancano un paio di chilometri e poi si scollina scendendo a Capanne di Marcarolo e via verso il bivio con i piani di Praglia e Campo Ligure. Scendo subito, senza sostare, scendo dal versante che ho scalato lo scorso sabato nel il giro del Monte. La strada è bella ma in alcuni punti presenta dei restringimenti causati da alcune frane, in oltre a terra sono depositate molte ricce di castagna e salirci sopra non è simpatico. In pochi minuti sono a Campo, mi libero del giubbino smanicato e dei manicotti, riempio la borraccia alla fontana a fianco della chiesa e riparto per la salita più lunga del giorno.
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Il Faiallo, cominciano i guai
La montagna imprevedibile, anche nelle giornate più belle, ha sempre una nuvola sul cocuzzolo a volte è buona e lascia correre altre invece, bagna, grandina  o semplicemente si abbassa e nasconde la splendida vista panoramica sul mar Ligure. Riparto sulla ex SS456 del Turchino, ho davanti a me 19 chilometri di salita, i primi 5 sono leggeri, quasi un falsopiano ma dopo Masone, si sale, non duro ma si sale. Si sale per tre chilometri, fino alla nuova galleria del Turchino, posta sotto a quella vecchia di una decina di metri e con due corsie di marcia, addio semaforo che lasciava pigliar fiato. Scende leggermente, la galleria, verso il versante ligure e appena fuori si svolta a sinistra e si sale ancora qualche metro fino a raggiungere il bivio per la SP73 (compartimento provinciale di Genova), 11 chilometri per arrivare in vetta con 529 metri di dislivello ma l’aumento in altezza è maggiore per la depressione del Bric del Dente. Salgo i primi metri, la strada non è dura ma qualcosa non va. Pedalando da seduto ho un dolore alla natica sinistra, se sto in piedi non, non fa male ma il ginocchio destro soffre questa posizione e non so come fare, spero che passi ma no, non è così. Ecco il bivio per la Cappelleta di Masone, poco dopo quello per la Cannellona, proseguo sempre con i miei mali. Finalmente ecco il primo spiano, un po’ di sollievo, sono solo 500 metri ma fanno piacere, la in fondo, ancora troppo lontano, la curva che porta alla discesa del Bric del Dente. Tengo duro, oggi non gira ma tengo duro. Anche questa salita corre sul fianco del monte senza tornati e con ampie curve ne segue lo spoglio profilo, erica in fiore su queste rocce rossastre, di un bel lilla tenue, che ravvivano un poco la desolazione del monte. Sopra la vetta, la nuvola, bianca come il latte, immancabile, sempre presente. Spero non piova. Finalmente il Bric del Dente che porta ancora sollievo, un piccolo sforzo e la vetta è guadagnata.
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Verso La Carta e Sassello
Antivento addosso e giù, finalmente in discesa, ripenso a Mario, chissà dov’è ora. Dopo l’attraversamento del Passo del Faiallo il nome della strada è cambiato in SP40 e scende verso l’incrocio tra la SP53 per Tiglieto e la SP49 per Sassello, io devo andare li, affrontando la salita de La Carta, 197 metri di dislivello in circa 5 chilometri, poca cosa ma la natica fa male e fatico parecchio a rimanere in sella. Scollino alla buon fine e scendo verso Palo e Sassello, ancora lo strappo fuori dal paese e poi è nuovamente discesa fino al bivio per Saquana .
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La Pieve di Ponzone
Si, Saquana, l’ultima salita che io farò oggi, ormai è deciso, dopo la scalata verso Ponzone, svolterò a sinistra anziché a destra, andrò a casa invece di salire al Bric Berton e rifare La Carta al contrario come prevede il percorso, niente Tiglieto, niente Crocetta e Costa d’Ovada, finisce il mio giro di prova non riuscito del Rand’Ovada 2015. Una rapida visita alla zia in piazzetta e poi giù verso Acqui Terme, un filo di vento contro sulla strada di casa a Castelnuovo Bormida un corteo con più di 1000 persone blocca la strada, Protestano contro la discarica i vigili, deviano il traffico automobilistico, devio anch’io per Cassine, allungo un po’ la strada ma intanto quando hai percorso già 200 km cosa vuoi che siano 4 o 5 in più.

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