Anno 2020

256
Ore
6012
Km.
54
Attività
53959
D+

212 km + gli otto non segnati perchè ho avviato il Rox quando ero già allla rotonda per Oviglio, fanno 220 e con l’aggiunta dei 14 fatti in prima mattina sul giro del Mercatello sospeso con recupero per guasto meccanico, sono 234 circa.

10/08/2014     

   Distanza 234.00 km

   Tempo    09:27:00

   Dislivello 2302 metri

Un anno fa

10 agosto 2013 San Lorenzo, un anno fa, cado dalla bici durante il giro del Mercatello, Zovallo e Tomarlo. Per arrivarci al Mercatello avevo scelto di scalare il Penice e per tornare verso casa ero salito dalla Scoglina, Barbagelata e Torriglia. Mi sono fermato ai 230 km quando mia moglie mi ha recuperato poco prima di Busalla, non ce la facevo più dal dolore alla coscia, sbattuta a terra in modo violento, come accade solo quando si cade dalla bicicletta, ho dovuto chiedere soccorso, non riuscivo più a pedalare.
Quel giro mi è rimasto in gola, si, perché non l’ho terminato ed è dallo scorso anno che penso di rifarlo, con qualche modifica sulla prima salita che non sarebbe stato il Penice ma il Passo della Scaparina e sull’ultima, invece della Scoglina e Barbagelata sarei salito dal Passo del Fregarolo. Le altre Mercatello, dove sono caduto, Zovallo e Tomarlo sarebbero rimaste.

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Volevo riprovarci
Avevo deciso di affrontare il giro di 270 km circa il giorno 9 agosto, sabato scorso ma un problema dell’ultimo minuto mi ha costretto a rinunciare e riprogrammare per il 10 agosto San Lorenzo, sveglia alle 5.30 come ieri, recupero i panini preparati ieri e opportunamente congelati, gonfio le ruote e via alle sei e 12 minuti parto per il giro del Mercatello. Questa volta ho preso tutto, anche la scheda Sd della macchina fotografica che lo scorso anno ho dimenticato, voglio fare un sacco di foto. Inizio subito col sole che appena sorto, gioca con le nuvole, apparendo e scomparendo, mostrando prima la metà superiore e poi quella inferiore per poi celarsi definitivamente dietro un coltre sottile di nuvole con un effetto evanescente, fantasmagorico.

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Guasto meccanico
Faccio poca strada, dopo 14 km circa, al confine tra Mandrogne e San Giuliano Vecchio, sento la bici saltellare sul carro posteriore, è sintomo di foratura. Fermo la corsa, controllo, la ruota posteriore si sta’ sgonfiando in modo impercettibile. Penso di avere forato e decido di cambiare camera, mentre svito il cappellotto per portare a zero la pressione della camera, mi accorgo che l’intera valvola si sta svitando. Ecco quale è il problema. Ormai ho la camera in mano e la sostituisco, senza pinze non riuscirei a serrare per bene l’inserto della valvola. I guai iniziano ora, al momento di ricaricare d’aria la camera utilizzando l’erogatore e la bomboletta maxi nuova, qualcosa non funziona, l’aria esce da tutte le parti meno che dal lato della bocca di carico. La bomboletta si svuota, do un’occhiata, non capisco il problema, riprovo con la seconda ed ultima bomboletta, stesso risultato. In genere quando foro, risolvo tutto in pochi minuti, oggi no, sono a piedi, due bombole scariche e ne porto con me solo due.

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Chiedo aiuto
10 Agosto San Lorenzo, richiesta di aiuto come lo scorso anno, aiuto, telefono a casa a mio figlio Marco, che alle sette dorme, come tutte le persone normali fanno alla domenica. Spiego la strada che deve fare, mi raggiunge in poco tempo, mentre attendo vedo quale è il problema dei miei guai, si è sfilato l’ORING di tenuta tra l’erogatore e la bomboletta, do un’occhiata a terra e tra l’erba eccolo lì, minuscolo, arancione, lo raccolgo e lo inserisco al suo posto ma di bombolette non ne ho più e aspetto Marco.
Recupero e rientro, alle otto siamo a casa e riparo la chiusura della valvola, partire per lo stesso giro è fuori discussione, tutti quei km mi spaventano con una partenza alle otto passate.

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Cambio percorso,

vado a salutare mia figlia Elisa, che dopo un anno di studio a Torino è in meritata vacanza a Varazze.
Go, sono le otto passate e vado verso il mare, dimentico di far ripartire il Rox e me ne accorgo solo dopo 8 km quando sono in tangenziale allo svincolo per Oviglio. La corsa viene registrata dalle otto e 27 dopo aver percorso già 8 km che sommati ai quattordici del giro mancato per il Mercatello, fanno 22 km in più da segnare all’attivo di oggi.
Via, via, via, Borgoratto, Gamalero, San Rocco, bivio per Fontanile, una bella salita corta ma tosta. Mombaruzzo Stazione, Gianola, Castelboglione, Terzo d’Acqui. Sono sulla SS30, proseguo per Savona, sosta a Spigno per l’acqua, sulla fontana c’è scritto, “NON POTABILE”, la prendo ugualmente, un attimo di indecisione se salire a Pareto e guadagnare la strada del sassello con Pontinvrea, Montenotte Superiore e discesa a Savona dopo aver scalato il versante leggero di Naso di Gatto ma no, no vado avanti sulla SS30.

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Valico di Ca’ Langa

A Piana Crixia, cambio idea, invece di proseguire per Dego svolto a destra sulla SP29 bis ed inizio a salire per questa strada nuova, per me (scopro in seguito che è il Valico di Ca’ Langa). A San Massimo, chiedo informazioni su dove dirige la strada mi dicono, in provincia di Cuneo. Bene non è la strada giusta o per lo meno la più breve per Savona ma il panorama è bellissimo. Sono a 600 e spingi metri di altitudine ed è quasi come essere in pianura, salgo o scendo di poco sempre restando sopra i seicento metri. Chiedo ancora informazioni e dirigo verso santa Giulia, da li in poi la strada la conosco, si può scendere a Dego oppure a Cairo Montenotte ed è qui che vado.

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Passo del Cadibona

Da Cairo salgo il Cadibona passando per San Giuseppe ed Altare evitando la superstrada, e poi giù verso Savona. Ora è riviera, è Aurelia, è domenica e per strada oltre ad un discreto traffico automobilistico ci sono anche tantissimi villeggianti. Vanno, vengono, attraversano la strada dove gli pare o si buttano sulle strisce pedonali senza guardare, passa un’auto con due materassi gonfiabili a due piazze sulla capotta tenuti fermi da un tizio che sta seduto fuori dal finestrino del passeggero e ad ogni colpo di vento i materassi sembra che vogliano prendere il volo ma lui, li tiene giù, attaccati alla capotta dell’auto, imperterrito come se fosse una cosa normale trasportarli senza legarli sulla bagagliera.

Proseguo, Albissola, Celle Ligure e finalmente Varazze. Telefono ad Elisa, ci ritroviamo sul lungomare, un saluto veloce, due foto e riparto sulla pazza Aurelia. Varazze, Cogoleto, è la volta della Colla di Arenzano, a Voltri, in lontananza, si vede il cantiere di smantellamento della Costa Concordia, non la fotografo per rispetto di tutti coloro che sono scomparsi nel dramma del Giglio.

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Turchino o Cannellona?

Ora devo decidere se risalire il passo del Turchino, che odio profondamente o spaccarmi gambe, braccia e schiena su per la Cannellona,. Chi l’ha già fatta sa perché la chiamano in questo modo, 5.6 km alla media del 9.8%, due fiati corti, terribile veramente. Mi fermo al bivio con via Costa d’Erca dove infilandosi sotto ad un ponte inizia il tormento della Cima dell’Inferno (altro nome della cannellona), mangio qualcosa. Sono indeciso se ammazzarmi su per la salita o tornare verso Voltri e prendere il Turchino classico o al limite le Giutte, quando mi raggiungono due ciclisti, uno giovane e l’altro più o meno della mia età. Domandano la strada per Mele, gli spiego che devono tornare giù verso Voltri e prendere a sinistra per il Turchino. L’idea non piace a loro e mi spiegano che hanno lasciato l’auto sul Fajallo e quello devono risalire per recuperarla. Benissimo, la strada giusta è questa, la Cannellona, dico loro che è dura ma sbuca a 2.5 km dall’inizio della strada per il Fajallo. Sembrano entusiasti, partono subito in quarta, montano entrambi la compatta, il giovane ha un 28, l’altro un 23, spera di farcela. Io qualche anno fa salivo col 39x21 ma le gambe erano diverse. Oggi ho un 39x26 e so già che andrò a tribolare.

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Cannellona

Lascio loro un paio di minuti di vantaggio e poi salgo anch’io, è dura anzi durissima, un conto è farla come prima salita ed un altro è scalarla con già 175 km nelle gambe. Vado piano anzi pianissimo, nei tratti duri mi vien voglia di scendere e farla a piedi ma tengo duro. Salgo come posso e dietro un tornante, eccoli li i due ciclisti, fermi, proprio nel tratto più duro, con i piedi a terra a ripigliar fiato. L’avevo detto che era dura. Appena mi vedono si affrettano a risalire in sella, approfittano di uno slargo quasi in piano e si allontanano, io arranco, sono cotto, vorrei metter giù i piedi anch’io, terminare il tormento a gambe, braccia e schiena ma no, salgo, l’ultimo strappo, poi sarà tutto più facile, mi verso in faccia ed in gola la poca acqua rimasta nella borraccia e salgo. Scollino, la Cima dell’Inferno è conquistata ancora una volta, rimane il tratto terminale, fino al bivio del Fajallo, ancora tre km che salgono a strappi a volte anche duri, a metà c’è la fontana, freschissima mi fermo, faccio scorta e quasi la doccia, risalgo in bici e scollino sul Fajallo. Ora è discesa fino a casa. 212 km + gli otto non segnati fanno 220 e con l’aggiunta dei 14 fatti in prima mattina sono 234. Bel giro, strade nuove o quasi, un po’ di amarezza per non aver potuto fare il giro del Mercatello probabilmente alla sorte non fa piacere ma in compenso, tanta soddisfazione per essere passato a salutare Elisa.

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