2015 08 08 ho appeso la bici al chiodo

Le salite nel giro di oggi
TempoSalita 
 23':55" Buffaolra da Laccio 1
 1:12':13" Passo del Fregarolo da Ponte di Canale 2
 1:16':03" Passo del Chiodo da Amborzasco 3
 42':36" Passi della Scoglina e Barbagelata da Parazzuolo 4

 

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02/08/2015    
•    Distanza     278.69 km
•    Tempo        12:45:28
•    Dislivello     3350 metri
Ogni volta che riprendo un po’ di forma, ecco che arriva la reperibilità a farla andare via, da lunedì ancora uno stop di quindici giorni, poi ci si è messo anche questo maledetto caldo, strafottente, irrespirabile, soffocante, che non fa venire voglia per niente di salire in bici, soprattutto dopo il lavoro. Comunque, quest’anno è così, appena riesco ad abituare le natiche a stare in sella per più di dieci ore, devo riprendere tutto da capo e i giri dello scorso anno me li posso scordare.
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Esagerato
Mia moglie me lo dice sempre che io, non ho il senso della misura e che quando traccio un giro lo faccio sempre senza pensare al fatto che non ho più vent’anni lasciandomi prendere dalla frenesia , finendo sempre con chiedere troppo al mio fisico sessantenne. Ha ragione, ogni tanto succede e in questi casi viene voglia di buttare la bicicletta in un fosso o giù da un dirupo e stendersi aal’ombra del bosco e dormire e riposare al fresco su, in altura, nel silenzio della montagna. Oggi è successo questo, ho appeso la bicicletta al Chiodo.
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Percorso allo studio
Il passo del Chiodo, l’obiettivo del giro, ci pensavo da diverso tempo a portare le ruote fino lassù al confine tra l’Appennino ligure e quello romagnolo, tanta strada che con l’estate torrida che ci ritroviamo quest’anno, diventa ancora più dura di quanto già lo sia. Il progetto era di avvicinate la val d’Aveto senza affrontare troppa salita prima e riducendo al minimo il chilometraggio. La strada più corta indicata da Goolge è di 138 km sola andata, passando per la Castagnola, valle Scrivia, Torriglia, Barbagelata, Rezzoaglio e Gramiza, dove inizia la salita verso il Passo de Chiodo. Per il ritorno avevo studiato un passaggio per il Tomarlo, lo Zovallo scendendo poi a Ferriere di Piacenza, risalire il Mercatello e poi il passo del Brallo, rientrando da Tortona. 289 chilometri, recita Google, non è andata così.

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Percorso effettuato
Modificata subito l’andata, preferendo la Valle Scrivia alla Castagnola, con un percorso più pianeggiante. Torriglia è indispensabile per accorciare il tragitto e devo mantenerla,dopo la Buffalora, entro nella valle Trebbia e la seguo fino al ponte di Canale, iniziando il Mercatello, in qualche modo devo pur andare in Val d’Aveto e questa salita mi piace molto. Discesa a Cabanne e poi a Rezzoaglio, risalendo il primi chilometri del passo del Tomarlo fino a Gramiza, dove comincia il passo del Chiodo, 137 chilometri effettivi. Per il ritorno mi sono lasciato prendere dal panico, così a pelle, tornare nella piana di Tortona, con il caldo asfissiante di questi giorni mi ha spaventato, senza contare che Mercatello e Brallo sono due passi abbastanza impegnativi, quindi, scollinato il Tomarlo, svolto a sinistra per Santo Stefano d’Aveto e ripercorrendo la stessa strada fino a Cabanne, proseguo per il Passo della Scoglina, leggero e tranquillo, risalgo i quattro chilometri per Barbagelata e da li è quasi tutta discesa per Casal Cermelli. 278 chilometri effettivi  3350 metri di dislivello.
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La signora e i massaggi
Fermo sul ponte, giù nella val Trebbia a mangiar qualcosa e a dare notizie a casa, una corpulenta signora che scende appoggiandosi ad una solo bastone da trekking , scherzosamente, si offre di massaggiarmi le gambe, sempre scherzando le rispondo che lo avrei fatto volentieri al ritorno. Inizio il passo del Fregarolo dal versante di Canale, un po’ svogliato, avrei voglia di tornarmene a casa e poltrire tutto il giorno, la temperatura è di circa 25°C ma sale gradatamente. Il punto più fresco l’ho toccato con i 18 gradi della valle Scrivia, uno spettacolo, tenendo conto delle giornate torride vissute questa settimana, non pare neppure vero.
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L’uomo e la fontana
Vinco la voglia di rientrare e superato il primo tratto di salita arrivo a Vallescura, una fontana enorme èappoggiata alla collinetta sull’incrocio con Casoni, accanto una grossa panca di legno, ricavata da un tronco d’albero. Un signore, seduto sul sellino di una Graziella, scende dalla strada della piccola borgata, nel cestino agganciato dietro, sei bottiglie di plastica vuote. Chiedo se l’acqua sia buona. Storce naso e bocca in segno di disapprovazione, poi sottovoce mi dice. Si ma c’è il cloro, ci mettono il cloro, arriva dalla vasca dell’acquedotto, lascia un cattivo sapore in bocca e non va bene da cucinare, si sente l’odore. E aggiunge. Venga dietro a me che la porto da una fonte buona. Lo seguo, strana coppia di ciclisti, scendiamo verso Casoni , per circa 500 metri ed eccola li, seminascosta tra l’erba sul lato destro della strada. Prego, favorisca. Ho la precedenza nel dissetarmi, freschissima e buonissima, faccio scorta, chiacchiero un po’ con il mio occasionale amico. E’ anziano, viene da Chiavari con la moglie per stare un po’ al fresco, conosce le strade qui attorno e saputo dove voglio andare, spiega nei dettagli ciò che troverò strada facendo. Pensa che il giro da Brallo sia impegnativo e mi augura buona fortuna.
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Il Fregarolo
Termino il Fregarolo abbastanza agevolmente nonostante la temperatura stia salendo, dopo Casoni la strada si fa dura, presentando dei tratti molto impegnativi con punte del 12%, verso la vetta spiana appena e in cima oltre alle solite cataste di legna da ardere, trovo anche la mia, ormai affezionata panca e tavola di legno dove di solito, quando vengo quassù mi soffermo a riposare e a magiare, due foto ricordo e scendo verso Cabanne. Il versante opposto non è duro come quello che ho appena fatto ma più costante, Da Cabanne, sale per circa sei chilometri e nella classifica di Salite.ch è all’ultimo posto, al secondo c’è l’ascesa da Fontanigorda, poco al di sotto di quella da Cabanne. Al terzo chilometro, vengo fermato da un ragazzo in mountain bike, che mi chiede se manca ancora tanto alla vetta, pare sconvolto, gli dico che all’incirca è a metà strada e che lo aspetta il tratto più impegnativo. Ha una smorfia di disappunto. Contino verso Cabanne.
Scendo ancora, verso Rezzoaglio, sulla mia strada un’altra fontana dove fare rifornimento, comincio ad essere stanco, a Cabanne ero indeciso se svoltare verso la fatica del Passo del Chiodo o prendere la strada verso casa, magari dopo la Scoglina allungare per Cicagna e risalire Boasi e Scoffera. No, sono venuto fin qui per il Chiodo e la bici la porto fin lassù a oltre 1400 metri. Sosta a Rezzoalglio, solita birra e acqua gasata. Si parte verso Gramiza, li inizia il passo del Chiodo, 11 chilometri e un pezzetto, pendenza media superiore al 6%,  salita impegnativa, non difficile ma dura quanto basta per asciugare le scarse risorse che ho oggi, dopo aver percorso 125 chilometri circa ed affrontato il passo del Fregarolo. La temperatura si alza a sproposito, 41 °C a metà strada. Mi fermo all’ombra del bosco di faggi, mangio qualcosa anche se non ne ho voglia, riparto dopo qualche minuto. Il paesaggio cambia, il bosco si fa fitto i faggi si mescolano con gli abeti e poi prendono il sopravvento. Sono nella foresta del Monte Penna, non si vede più il sole. Salgo, la temperatura scende di poco e provo un po’ di sollievo, supero il bivio per il passo dell’Incisa e proseguo verso il Chiodo, la strada spiana un poco e riprende, dopo, meno dura. E’ fatta, è finita, sono al Passo del Chiodo, l’altimetro sballato del mio ciclo computer, segna 1375 metri di altitudine, mentre sulla tabella che indica il passo è riportata l’effettiva altezza di 1457. Due foto col tabellone come sfondo e via verso Tomarlo, ancora uno sforzo, le gambe non girano più ma ci arrivo ugualmente e con tanta fatica. Chiamo casa per un percorso alternativo, la strada più corta, pare sia quella per Barbagelata. Così sia, niente percorso circolare, torno sui miei passi.
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Temporale
Mi godo la discesa verso Santo Stefano d’Aveto, Allegrezze e Caselle, poco prima di Rezzoaglio, la strada ricomincia a salire piano, leggera. Passo della Scoglina, e l’ultimo sforzo verso Barbagelata. Scendo per la terza volta quest’anno i tornanti della che è stata strada teatro del Giro d’Italia, in lontananza su Montebruno, una grossa nuvola biancastra, qualche tuono, qualche goccia d’acqua. Sono a valle e i tuoni si amplificano, le gocce cadono tiepide, più fitte, non mi fermo, la voglio prendere tutta, l’acqua che cade dal cielo, dopo tutto questo caldo u po’ di frescura, forse. La strada che porta da Montebruno a Torriglia è in leggera salita e la pioggia che ora è più fitta batte sulla strada bollente trasformandosi in vapore. Man mano che salgo, l’acqua si fa più insistente e la strada è un fiume. Il canale di scolo laterale è ingombro di terra e foglie e all’acqua che forzatamente scene a valle non rimane altro che la strada. Attraversa le curve, tagliandole come un ciclista in discesa, le auto che passano lasciano una lunga scia bianca e spumosa, la ruota posteriore della bici, alza l’acqua e la butta sulla mia schiena, le scarpe sono fradice. Inutile fermarsi come alcuni motociclisti, allo scarso riparo degli alberi a bordo strada, proseguo, prima o poi termina, al di la del mote termina.
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Le gallerie
Costafontana finalmente, devo decidere se fare Buffalora o le gallerie. Ho i fanalini, oggi, questa mattina quando sono partito era appena l’alba e li ho portati, ora servono per potermi infilare nelle lunghe gallerie tra qui e Laccio, finalmente al riparo dalla pioggia. In discesa, le gallerie vanno in picchiata nei sei chilometri tra Costafontana e Laccio, circa 200 i metri di dislivello, volo, oggi la discesa è la parte del ciclismo che preferisco. Sono fuori a Laccio non piove, una settantina di chilometri e sono a casa, scendo verso Montoggio, Casella, Busalla, la stessa strada fatta all’andata, non mi capita spesso ma oggi è così. Arquata, Serravalle, Novi Ligure è l’imbrunire ma ci sono comunque 30 gradi e l’aria è soffocante, non come questa mattina quando c’erano solamente 18 °. Tutto sommato è stato un bel viaggio, faticoso ma interessante e sono riuscito ad appendere la bici al Passo del Chiodo. SEMPREINSELLA!