2016 05 26 giro italia 2016 tappa 18

Le salite nel giro di oggi
TempoSalita 
 20':36"  Cinzano 1

 

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26/05/2016
• Distanza 287.78 km
• Tempo 10:45:23
• Dislivello 1399 metri


L’avvicinamento
Sette e mezza e sono in bici, solitamente quando mi appresto ad un lungo giro parto molto prima ma oggi vado incontro al Giro d’Italia e si sa che i Prof, partono tardi.  83 chilometri, dividono Casal Cermelli da Cameriano, primo punto accessibile per mettere le ruote ancora una volta sulla strada del Giro. Poche occasioni quest’anno, forse l’unica, visto che per domenica, ultima tappa, le previsioni meteo sono avverse. Oggi invece è una bellissima giornata, poco vento da Sud e vado verso Alessandria. Mi aspetta una giornata di calma piatta, ieri avevo pensato di partire presto e raggiungere Oropa e poi, la strada del giro direttamente a Crescentino, sul punto di rifornimento per raccogliere qualche reliquia ma questa mattina ho cambiato idea e all’ultimo momento ho caricato la traccia per Cameriano.  
La Colla di Valenza è l’unica asperità del viaggio di andata ma per il ritorno prevedo di passare per Gabiano e poi il Santuario di Crea. Dopo la Colla, inizia il piatto infinito che mi porterà a Crescentino, superata Valenza, scarto verso destra sconfinando in Lombardia: Torre Beretti, Sartirana, Valle Lomellina, Zeme, Castello d’Agogna, sfioro Mortara e poi, Robbio, Confienza. Sempre tutto piatto, risaie, campi di grano, aironi e corvi. Sole alla grande e un filo di vento nella schiena, media superiore ai 30 km/h. A Granozzo sono nuovamente nella mia regione, il Piemonte e dopo poco ecco le mie ruote sul Giro, 18^ tappa 2016 Muggiò-Pinerolo di 240 km.
Cameriano ( 45 km per i ragazzi del Giro e 83 per me)
e cambio direzione, il vento sulla sinistra ma non disturba, velocità in lieve calo e disattivo la traccia sul Garmin, ora sono i cartelli della corsa rosa a guidare le mie pedalate. Orfengo, Borgo Vercelli, Bivio Sesia e attraverso il Capoluogo
( 56 km per i ragazzi, 94 per me)
strade senza traffico, uomini e donne volontari con le loro pettorine gialle a mantenere libero il percorso di gara ore prima del passaggio della corsa. Sono il padrone della strada, nessun ciclista con me, solo sulle mie ruote a prendere gli applausi di chi è già in attesa della corsa. Mi fermo ad un semaforo rosso ma il vigile al centro dell’incrocio mi invita a passare e lo faccio ringraziando ad alta voce. Lignana, risaie, corvi e aironi, poi le torri della dismessa centrale Termonucleare Galileo Ferraris, enormi, con il loro contorno di tralicci dell’alta tensione.
Crescentino (87 km i ragazzi e 125 circa i miei)
Sono nell’area di rifornimento, c’è già gente in attesa, mancano ancora un pio d’ore al passaggio della corsa e non mi va di stare fermo per così tanto tempo. Cambio programma, proseguo sulla strada della corsa, voglio arrivare a Torino. Attraverso Crescentino, supero il ponte della Dora Baltea, il paesaggio cambia totalmente, le risaie scompaiono per lasciare il posto ad un panorama più collinare, niente più pianura ma frutteti e vigne adagiati su blande colline.  Borgo Revel a Verolengo, sono obbligato a fermarmi, la Carovana del Giro con apripista il camion rosa della Gazzetta dello Sport che marcia a tutta birra, (dove dovrà poi andare così di fretta?). Scatto qualche foto e terminato il passaggio riprendo la corsa verso Torino. Chivasso centro, pavé come a Verolengo e la carovana si è fermata, strade intasate di gente, ragazze che distribuiscono gadget, recupero un pacchetto di salviette mi torneranno utili nel viaggio. Fatico a passare tra tutta quella gente ma riprendo la mia corsa verso Torino. Brandizzo e devo ancora fermarmi per far passare la Carovana. Proseguo sulla corsa passando fuori da Settimo Torinese, poi alla rotatoria di Via Brescia, un vigile mi ferma, dicendo che la corsa è a meno di dieci minuti e non posso proseguire. Sappiamo bene entrambi che non è la verità e che non saranno qui prima di un ora e mezza. Chiedo castamente se posso mettermi all’ombra, mi dice di sì e riesco a sgattaiolare via a tutta, dietro a me si aggancia un anziano  e corpulento signore e si viaggia a 40 all’ora fino alla prossima rotatoria, quella di via Leinì. Qui sono in quattro cinque e mi placcano
(a questo punto ho 156 km e i Ragazzi dovrebbero essere a 120).
 L’atro ciclista scappa con uno scarto e si allontana verso Torino. Salgo sullo spartitraffico della rotatoria appoggio la bici e scambio quattro chiacchiere con quello che pare essere il capo rotonda dei volontari, poi chiedo se c’è un bar vicino e lo raggiungo in bici nonostante le rimostranze del capo rotonda che pretendeva che la bici la lasciassi lì, ma che son scemo?
Birra al bar e mangio qualcosa delle mie scorte. Torno alla rotatoria e non mi lasciano più salire sullo spartitraffico mi sistemo all’ombra sulla sinistra, pare una buona posizione per fare foto. Accanto a me altre persone, arrivano altri ciclisti, inizio a parlare con uno di loro che ha un’attività in zona ed ha dovuto fare uscire prima i dipendenti perché non restassero nel blocco stradale. Lui ne ha approfittato per un giro in bici. Parliamo e la gente che deve andare al lavoro si scontra con i volontari ed una isterica vigilessa alta due metri. Litigano, imprecano, manca più di un’ora al passaggio della corsa ma i vigili sono irremovibili.
Lunga attesa, la poca ombra che c’era se ne va via e siamo al sole pieno. Poi verso le due e mezza, ecco il gruppo dei fuggitivi. Provo a fare una ripresa con lo smartphone ma non ci riesco, decido per il prossimo passaggio di usare la macchina fotografica. Eccoli finalmente, è un attimo, la gente applaude, filmo qualche secondo e tutto finisce. Posso proseguire per Torino. I traffico ora è imponente, ancora occhi davanti e dietro e finalmente il cartello Città di Torino. Sono al mio capolinea, non vado oltre, uno sguardo alla basilica di Superga la in cima all’omonimo colle, la voglia di scalarla ma poi imposto il Garmin per la destinazione Casal Cermelli ed inizio a seguirne la traccia.
Attraverso Settimo (170 km per me e i Ragazzi? Bho hanno preso un’altra strada),
Castiglione e Gassino Torinese, mi addentro nelle collinette tra vigne e orti, tanti su e giù attraversando Rivalba. Poi la corta salita di Cinzano, negli ultimi metri sono raggiunto da due ragazzi del luogo e proseguo con loro, chiedo informazioni mi danno consigli per accorciare la strada ma Garmin sceglie già la più corta, peccato che non tenga conto che è anche la più difficile, quella con il maggior dislivello. Saluto i miei compagni e sosto in vetta a Cinzano, faccio scorta d’acqua. Questa mattina mi sono portato un grosso panino tagliato in otto parti mezzo dolce, burro e marmellata e mezzo salato, prosciutto cotto e pomodorini secchi, due banane tagliate a metà, formaggio grana a pezzetti, due confezioni di zuccheri e una bustina di potassio e magnesio, la frutta disidratata me la sono dimenticata a casa purtroppo. Sono le quattro e un quarto e riprendo la strada seguendo il Garmin.
Moncucco, Castenuovo Don Bosco (202 km se avessi proseguito con la strada pianificata ora sarei già a casa),
mangio le ultime cose, l’ultimo pezzetto di formaggio grana, due foto al monumento di Don Bosco e proseguo. Monte Don Bosco, Montalfia, Cortazzone, paesaggi bellissimi. A  Monale, Garmin fa i capricci o almeno penso sia così. Ora vedendo la cartina sul computer so che aveva ragione. Devo andare ad Asti e per farlo devo passare da Baldichieri, ci arrivo ma per una strada di poco più lunga. Poi un altro errore, non capisco se sono io che sbaglio a leggere le indicazioni o il Garmin che ogni tanto cambia strada. Compio un giro strano, invece di puntare su Asti, passo su una stradina in leggera salita per tornare quasi al punto di partenza. È qui che incontro un ciclista e ci accompagniamo per pochi chilometri, ora sono sulla provinciale per Asti, Garmin vuole farmi ancora deviare a destra, ora vedo che ha ragione. Proseguo dritto e entro nel traffico della città e seguendo Garmin mi ritrovo ad Azzano e Rocca d’Arazzo
(250 km)
Castello di Annone è vicino ma Garmin mi guida al bivio successivo e imbocco la salita per sant’Anna, corta ma robusta, quando sono in cima, dopo averci pensato bene ed effettuato il ricalcolo, Garmin mi dice di fare una inversione ad U, segno che non ci sono vie d’uscita. Torno indietro e a questo punto la richiesta di svoltare a destra mi lascia perplesso, la strada è sterrata e ricordo benissimo di avere impostato il Garmin in modo da evitare gli sterrati, proseguo, 2 chilometri e mezzo di sterrato a sassi e ghiaia, prego di non forare e finalmente finisce. Sono a Rocchetta Tanaro e la salita di Mogliotti mi rende felice, conosco il posto e so di essere quasi a casa. Masio, sono le sette e cinquantadue, ho mangiato l’ultima volta a Castelnuovo Don Bosco, erano le l6 e 45, più di tre ore fa. Sono sfinito, le gambe girano ancora, la testa c’è ho fame, tanta fame. Proseguo Abazia, Oviglio, Castellazzo, non mi fermo, casa e dopo un the caldo con tanto zucchero  la doccia, un pasto completo, finalmente il riposo. SEMPREINSELLA.