2016 06 25 giro stravolto solo il giro non io

Le salite nel giro di oggi
TempoSalita 
 22':55"  Benevello da Campetto 1
 20':48"  Santuario del Deserto da Borda 2
 21':31"  Santuario del Deserto da Millesimo 3
 44':24"  Colle del Melogno da Calizzano  

 

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25/06/2016
• Distanza 282.64 km
• Tempo 11:32:24
• Dislivello 2638 metri

Quando sono partito questa mattina alle sei, avevo in testa Naso di Gatto e lo avrei raggiunto facendo un largo giro nell’alta Langa del Cuneese e da Montezemolo avrei dovuto scendere a Savona ed attaccare la salita fatta dal giro nel 2014 ma.... strada facendo, dopo alcuni incontri e considerata la calura di oggi ho cambiato idea e sono salito al Santuario del deserto da tutti e due i versanti ed infine il Passo del Melogno preso dal versante più semplice, Calizzano. Il Passo del Melogno, assomiglia un po’ a Masone, non trovi quasi mai il sole o piove o è nuvoloso o nebbioso ma il sole è rarissimo. Oggi mentre salivo nel bosco di faggi si intravvedeva la cima col solito pennacchio di nuvole bianchissime e i tuoni rimbombavano in lontananza, arrivato in cima, grosse gocce d’acqua che mi hanno seguito fin quasi ad Acqui, io sempre qualche metro innanzi a loro. Una fortuna che il cielo fosse tutto coperto di nuvole altrimenti oggi mi sarei sciolto con tutta la bicicletta.

L’obiettivo
Naso di Gatto e 236 chilometri, l’obiettivo di questa mattina, la salita non l’ho fatta, anzi non ci sono nemmeno arrivato vicino ma la distanza l’ho superata abbondantemente. Ho cambiato idea strada facendo, dopo aver incontrato alcuni ciclisti sul mio percorso. Partenza questa mattina alle 6 in punto, dopo un giro di riscaldamento, (chiamiamolo così) mi sono accorto di aver dimenticata a casa la batteria tampone che utilizzo per il Garmin e sapendo benissimo che l’autonomia dello strumento non è di 15 ore come dice il libretto delle istruzioni, sono tornato indietro per prenderla, aggiungendo circa 16 chilometri ai già tanti della giornata, senza contare la mezz’ora di strada buttata al vento, chi non ha testa abbia gambe dice il proverbio ed io lo rispetto e confermo.
Via verso l’Alta langa Cunnese
Proseguo per la strada stabilita, per il momento il tragitto è pianeggiante, conteggiando anche il giro fatto per il recupero della pila, arrivo a santo Stefano Belbo con una sessantina di chilometri all’attivo, unica asperità lo strappo di Bazzana. Dopo Santo Stefano il falsopiano aumenta di intensità e superato il bivio di Manera, a Campetto, inizia la salita per Benevello, 5.3 Km al 5%. Non entro nel paese e mi fermo alla fontana posta al bivio mangiando qualcosa. C’è poco traffico, un ragazzo sale di corsa con un passo da professionista e subito dopo passa un ragazza in bici tirando un rapporto durissimo. Termino il rifornimento d’acqua e riparto, con un po’ di fatica ed ancora il panino in bocca, riesco a raggiungere la ragazza in biciletta.
Finalmente un po’ di compagnia
Siamo in Alta Langa, oltre i 600 metri di altitudine, la giornata è splendida e una leggera foschia nasconde appena il bellissimo panorama. Io e la ragazza, iniziamo a chiacchierare, è di Alba e avendo un’ora e mezza libera dal lavoro la impegna in un allenamento. Mi augura buon giro quando al bivio di Tre Cuni svolta verso Lequio Berria per tornare nel caldo della valle, io proseguo sulla strada per Montezemolo.
L’Alta Langa è stupenda, toglie il respiro per la bellezza delle colline, Serravalle Langhe, Manere, Bossolasco, ora sono al bivio di Murazzano, quando intravvedo due ciclisti attrezzati con zaino in spalla, aumento l’andatura fino a raggiungerli e chiacchierando percorriamo alcuni chilometri assieme. Sono di Torino e Vanno a Savona, passando per Ceva, Massimino, Caragna, Calizzano e dopo aver scalato il Melogno scenderanno in riviera a Finale Ligure. Ci fermiamo tutti e tre al bivio per Ceva, racconto del mio giro e rimangono stupiti del fatto che io, intenda tornare a casa in bici e non in treno. Rispondo loro che in treno non proverei lo stesso piacere come con la bicicletta, senza contare lo sgradevole odore di sudore che spanderei attorno a me nel vagone. Altri saluti e altra partenza ancora da solo.
Scarsissimi Team
Ancora una quindicina di chilometri di strada pianeggiante a 700 metri di altitudine e sono a Montezemolo. Al bar della grande rotatoria, decine di moto sono parcheggiate tutte in fila per una sosta di rifornimento dei loro piloti. È quasi mezzo giorno e anch’io ho fame, al bar della rotonda ordino una birra, mezza minerale gasata e focaccia con frittata e toma piccante, veramente squisita. Mangio all’ombra ad uno sgangherato tavolo nel piccolo parco a lato della rotatoria, arrivano quattro ciclisti e si siedono con me. Sono di Carrù e mi chiedono se conosco la salita al santuario del Deserto, istintivamente dico di si ma confondo questa salita con quella dell’Eremo del deserto che è in tutt’altro posto e purtroppo do delle informazioni imprecise che fanno desistere i quattro dall’andare a cercare la salita. Loro sono i componenti dello “SCARSISSIMI TEAM”, scatenati cicloamatori che girano l’Europa sulle loro biciclette in percorsi pianificati ed a tappe. Ancora un saluto e altra partenza.
Stravolgo il giro
A questo punto, sentendo parlare di Melogno e di questa salita del Santuario, messa assieme al fatto che oggi è una giornata caldissima, penso francamente che di scendere in riviera ad asfissiare sulle rampe del Naso di Gatto non ne vale la pena e allora arrivato a Millessino, decido la prima variante, attaccare il Santuario del Deserto da Borda (2.8 km all’8%) e arrivato in cima mi viene la curiosità di sapere come sia dal versante opposto e allora scendo fino a Millesimo e la riattacco al contrario, (3.7 km al 7%). Entrambe corte ma carine e dal primo versante anche abbastanza impegnativa considerato il tratto iniziale al 9% e le pendenze di picco tra l’11 ed il 13%. Scendo nuovamente a Borda con davanti il lungo falsopiano che porta verso Calizzano .
La foratura
Sosta, ancora una volta al K2, gelato artigianale, chinotto e acqua minerale gasata (purtroppo tiepida). Seduto a pochi passi da me un ciclista viaggiatore con la sua BDC attrezzata con borsoni e tutto l’occorrente per effettuare lunghi viaggi. Si è tolto le scarpe e se ne sta rilassato sulla sedia con le gambe appoggiate sull’altra posta davanti a lui. Sul tavolo i bicchieri ormai vuoti di una birra media ed una piccola. Si alza e sistema le borse, infila le scarpe e passandomi vicino accenna un saluto, in entrambi il desiderio di sapere più dell’altro, di dove stia andando e da dove venga, quali salite e quanti chilometri abbia fatto. Inforca la bici e si avvia verso il mare. Riparto anch’io ma qualcosa non va, la ruota dietro è leggermente sgonfia. Ci mancava anche la foratura, sostituisco la camera all’ombra del viale sulla strada per il Colle del Melogno e riparto. Dopo un paio di chilometri sosto alla fontana di Frassino, col sole caldo di oggi serve acqua per scollinare la corta strada per il Colle. Il caldo è veramente asfissiante ed il poco vento contrario invece di infastidire da sollievo con le sue corte folate, sono sul falsopiano ma non vedo l’ora di arrivare in salita nella foresta di faggi per stare al fresco. Ed eccola la salita, leggera, non impegnativa come quella precedente ed entro nel bosco, bellissimo, i faggi secolari alti più di 50 metri.
Temporale in arrivo
Mentre salgo, il silenzio della faggeta demaniale, viene interrotto dal fragore di tuoni, alzo gli occhi e tra le cime degli alberi, scorgo alla mia destra la cima del Colle di Melogno avvolto da nuvole bianchissime. Il Passo del Melogno, assomiglia un po’ a Masone, non trovi quasi mai il sole o piove o è nuvoloso o nebbioso ma il sole è rarissimo e oggi rispetta a pieno la tradizione di monte nuvoloso. Svetto e il bar sul piazzale è chiuso e pure in vendita, scatto un paio di foto e indossato l’antivento mi butto in discesa fino al bivio per Finale Ligure, grosse gocce d’acqua cadono rade, vorrei fare ancora una sosta al bar del bivio ma ho paura che il temporale mi raggiunga.
La corsa col tempo…rale
Inizia una gara, tra me e le nuvole che avanzano spargendo acqua sulla strada, sono al limite della perturbazione che avanza lenta allargandosi tutto attorno. Ecco il colle del Doppio Bivio e mi butto in discesa verso bormida, le fronde degli alberi filtrano le gocce di pioggia ma la strada a poco a poco si bagna. Piano Soprano, Piano Sottano, forse ne esco asciutto, non piove più e davanti a me uno squarcio nelle nuvole lascia intravvedere un bel cielo blu. Pallare, ancora sosta, gelato e birra e acqua gasata che questa volta è freschissima ma forse a causa di un congelamento si è sgasata, oggi con l’acqua non fortuna. Riparto scontento ancora una volta, l’avanguardia del temporale mi ha nuovamente raggiunto e spingo a tutta per togliermi dai pasticci. Carcare, non ricordo bene la strada e seguendo le indicazioni per Cairo Montenotte allungo il percorso e il temporale mi agguanta ancora. Vento laterale, strada in leggera discesa e proseguo per Cairo Montenotte. Una lunga coda di auto ferme per i lavori in corso sulla carreggiata, non accenno minimamente a rallentare e supero a sinistra la carovana e al semaforo passo deciso sull’area dei lavori portandomi davanti a tutti, anche al temporale. Mancano 80 chilometri per arrivare a casa, la parte di strada più noiosa, quella dove si deve pedalare  obbligatoriamente, senza lo stimolo dell’obiettivo di partenza, senza più salite da affrontare, si pedala e basta. Rocchetta e Dego, li attraverso per togliere qualche chilometro di superstrada e rilassarmi un po’. Piana Crixia, Merana, Spigno, la valle del Bormida è veramente grande, Motechiaro Piana, Ponti. A Bistagno devio dalla SS30 per la più comoda SP227 del Rocchino, sbuco a Terzo e in poco tempo sono ad Acqui, ancora 30 chilometri e sarò a casa, il temporale che mi inseguiva è stato battuto e sono alla fine di un bellissimo giro, stravolto nel suo obiettivo principale che doveva essere Naso di Gatto seguito da Sassello e Bric Berton, ho concluso con qualche metro di salita in meno ma con molti più chilometri di quelli preventivati. Domani giretto di scarico, forse, vedremo, SEMPREISELLA!