Anno 2020

256
Ore
6012
Km.
54
Attività
53959
D+

 2016 01 06 il giro della befana

Le salite nel giro di oggi
TempoSalita
 34':57"  Montechiaro Piana - Montechiaro d'Acqui

06/01/2016
• Distanza 69.27 km
• Tempo 03:06:00
• Dislivello 651 metri
Garmin Vs Sigma
Per il  miei primi sessant’anni mi è stato regalato un Garmin EDGE1000, bell’attrezzo, io ero abituato con il semplicissimo Sigma ROX 9.1, un po’ sbiadito per la lunga permanenza al manubrio, 1380 ore, con qualche ammaccatura dovuta alle mie rovinose cadute. Pratico semplice indistruttibile, con un’autonomia  che va da 15 a 90 ore di registrazione, ogni tanto dovevo sostituire le pile ma è sempre stato un ottimo compagno di viaggio. Ha le solite cose che hanno i ciclo computer, tipo la registrazione del tempo di corsa, distanza totale, in discesa ed in salita, velocità media, massima , in salita ed in discesa. E poi ancora, le opzioni per altitudine, calorie, frequenza cardiaca, velocità in ascesa VAM, frequenza pedalata, prestazioni, temperatura. Gli manca solo il GPS ma offre la possibilità di elaborare in modo efficiente e completo i dati dei tratti in salita e crea statistiche annuali, mensili o settimanali. Durante la marcia permette la visualizzazione impostabile da utente di distanza,media, sviluppo, prestazione, temperatura,dislivello, altitudine massima, VAM, orologio, i tempi di tre zone cardiache, calorie,FC massima, tempo in salita ed il Ghost Race per competere virtualmente e altre funzioni che ora non ricordo ma non ha il GPS. L’EDGE 1000 come tutti  i Garmin ce l’ha il GPS ed è una buona cosa, perché io, ho la brutta abitudine di perdermi per strada, soprattutto quando sono a 150 km da casa e non conosco i posti, le strade, e devo sempre chiedere aiuto a chi passa o telefonare a casa come E.T., per farmi guidare sul percorso e con il GPS dell’EDGE 1000, non ci sono problemi.  Però non lo so ancora usare, riesco a visualizzare la durata, la velocità, distanza, l’ora del giorno, e le calorie su una schermata. Sull’altra vedo nuovamente la distanza e la velocità media. Ma tutte le altre cose che vedo sul Rox, dove sono? L’elaborazione dei dati si puo fare unicamente in rete o anche sul PC? Bho, non lo so ancora, devo studiarci un po’.


Il giro della Befana
Ma veniamo al giro di oggi. Il giro della befana, lo faccio tutti gli anni, è quasi un obbligo a volte solo le semplici Cappellete a volte qualcosa di pi lungo, dipende dal tempo che ho, da quello meteorologico e dalla voglia che ho di pedalare. Ricordo un 6 gennaio di tanto tempo fa che, viste le previsioni meteo alla TV, “tempo soleggiato in pianura”, decido nonostante la nebbia fitta che incombeva su Casal Cermelli, di farmi il mio obbligatori giro della Befana. Punto su Novi Ligure con l’intenzione di andare a sbiellare alla Merella e la sicurezza di trovare il sole annunciato alla TV, appena dopo Bosco Marengo ma…. Si ma il sole non c’era, nebbia fitta ma che più fitta non si poteva. Proseguo, sicuramente a Novi c’è, il sole. Alla Merella c’è sole per tutto l’inverno e vado deciso fendendo la nebbia con la mia Carrera in acciaio, gialla con le decorazioni verdi. Solo due o tre gradi sotto zero ma la temperatura percepita era molto più bassa. Tenuto conto dell’aria che si sposta andando in bici e l’umidità pazzesca, la strada ghiacciata in diversi punti, la galaverna, attaccata ai rami spogli delle piante, ai fili delle linee elettriche sospese, ai cartelli stradali. Siberia, pareva proprio di esserci, un freddo boia ma continuo ad avanzare verso Novi Ligure, speranzoso che il sole faccia la sua splendente comparsa. Mi avvicino a Novi, e dall’alto del cavalcavia della SP154 (Boscomarengo-Novi), non la vedo la città ma nemmeno la punta dei campanili sono esclusi dalla nebbia, è tutto sommerso. Vado avanti ugualmente e arrivo  all’Ilva. Qui, nemmeno a dirlo, nevica. Si nevica, il pennacchio di vapore acqueo sparato il alto dai camini dell’altoforno, si condensa, gela e precipita sull’asfalto sotto forma di piccoli cristalli di ghiaccio, che cadendo a terra si ammucchiano e formano un manto grigiastro di alcuni centimetri. Il passaggio delle autovetture, scioglie parzialmente questa pseudo neve e io, con la mia bicicletta ci sguazzo dentro, dapprima quasi compiaciuto per l’inaspettato fenomeno, poi sentendo la schiena che si bagna, assieme al fondo schiene e alle gambe e le scarpe zuppe, fradicio, in pochi secondi, impreco alla malasorte. Proseguo fino a che non comincio a sentire freddo, sono zuppo e questo mi fa prendere la decisione di puntare su Predosa e guadagnare la strada di Casa. Ora non so, se è stata una fatalità o colpa del freddo, fatto sta che ad un certo punto si è pure rotta la molla del freno posteriore.
La venatura
Oggi, il clima era gradevole, il sole pallido ma a tratti riscaldava ed ho intrapreso il mio viaggio della Befana puntando su Acqui terme. L’intenzione era, di scalare la corta salita che da Montechiaro Piana sale Montechiaro d’Acqui, scendere sulla strada del sassello, tornare ad Acqui e rientrare passando per Cremolino e Predosa. Giro circolare, un po’ compresso ad Acqui  ma senza ripassare sulla strada dell’andata. Strada facendo ho notato un piccolissima venatura sull’attacco manubrio. Non pareva una cosa preoccupante ed ho proseguito sulla mia strada. Salgo con la massima tranquillità i 5 chilometri che portano alla parte alta di Montechiaro, non voglio sudare. la strada è molto bella, ampia, asfalto perfetto, sale con una pendenza abbastanza regolare fino al bivio per Turpino e poi aumenta di poco.
La pipa rotta
Il bello viene quando si arriva in paese e poco dopo il tornante si svolta a destra in via del Ponte. Pochi metri all’8% e l’asfalto lascia il passo ad un acciottolato abbastanza grezzo che sfocia nella piccola ma bellissima piazza del Comune. La pendenza scende quasi  a zero per il tratto  della piazza, l’acciottolato finisce e torna un tratto d’asfalto  di un centinaio di metri ma la pendenza schizza vertiginosamente al 15%. Mi alzo in piedi e strizzo il manubrio, lo tiro verso di me, spingo con le gambe. Torna il selciato, è li dietro alla curva, vedo la chiesa, lassù, la voglio a tutti i costi e spingo, tiro la pendenza si fa sempre più alta, siamo al 16%. Le ruote sul pavimento ruvido scricchiolano anch’esse come il manubrio, ci arrivo, ci arrivo, manca poco spingo, tiro. La pipa,  a si, la crepa sulla pipa, una spinta a sinistra controbilanciata da una forte trazione a destra allarga rovinosamente quella che ad un esame superficiale mi era parsa solamente una scalfittura.
I piedi a terra
Si strappano le fascette che ancorano la base del Rox, il manubrio sta per staccarsi. Smetto di tirare, smetto  di spingere e senza braccia con quelle pendenze non si pedala. Perdo l’equilibrio, sgancio un pedale, il piede è a terra. Scivolo con la scarpa sul selciato, la ruota anteriore è in alto, quasi ribalto la bicicletta, scende la catena che ormai non serve più a nulla. Mi attacco al manubrio, i piedi a terra entrambi che scivolano sul 16% verso valle, tiro i freni la ruota posteriore fa presa e mi evita di cadere. Accosto al muretto, appoggio la bici, l’attacco del manubrio è rotto quasi completamente. Impossibile proseguire il giro, ancora come ET telefono a casa, per un recupero. Scendo a piedi il tratto più ripido, poi mi faccio coraggio e salgo in sella. Scendo piano, appoggiando la mano sinistra sulla canna e con la destra posata appena sul manubrio. Nei tratti dove la discesa è meno impegnativa lascio entrambe le mani, stessa cosa faccio in pianura ma è faticoso pedalare senza mani. Guadagno Piana e poi Ponti. Passo sulla provinciale dove la strada scende sempre, con il manubrio quasi staccato non riuscirei a fare nemmeno un piccolo strappo. Ecco Bistagno ed ecco quella santa donna di mia moglie. Salgo in  auto per quello che è il primo recupero del 2016, nel primo giro del 2016. Il classicissimo giro della Befana.

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