Anno 2020

256
Ore
6012
Km.
54
Attività
53959
D+

2016 03 12 volo

Le salite nel giro di oggi
TempoSalita 
 7':52"  Strada Luvia, da ex SS456 1

12/03/2016
• Distanza 36.66 km
• Tempo 01:38:19
• Dislivello 650 metri
Volo,    
l’aria sul viso, tutto attorno a me si muove velocemente, volo aggrappato al manubrio della mia bici, volo su questa bella strada che da Morsasco va verso Cremolino.
Volo, questa mattina, nuvole alte nel cielo, temperatura gradevole, si preannuncia un miglioramento, almeno così dicono i bollettini meteo a vederlo da qui, da Casal Cermelli, il cielo non promette nulla di buono ma sono ottimista e poi non fa freddo e allora volo, verso un bel giro studiato a tavolino, costruito sulla pagina del Garmin Connect, caricato sull’Edge e via a seguire. Volo sulle tracce del Gps, verso Castelferro. Il sole compare fiacco e a poco a poco deventa più forte si, si preannuncia una bella giornata ed io volo verso Cremolino.
150 i chilometri
stampati nella testa e sul gps del mio Garmin, voglio ancora una volta provare a seguire una traccia pre impostata, e vedere se si blocca ancora lo strumento. Il percorso è bello, con tanta salita e si svolge tutto attorno al paese di Cremolino raggiunto dalla SP190 e poi la SP203, tutto falsopiano con qualche strappo leggero. Ecco in breve la strada da fare:
1.    Discesa dalla EX SS456 fino a Prasco Stazione
2.    Risalita a Cremolino dalla strada della Luvia
3.    Discesa verso La Guardia, Grillano, Ovada
4.    Risalita dalla SP200, le Cappellette per intenderci, Santo Stefano e ancora Cremolino
5.    Discesa verso Molare e poi Ovada
6.    Risalita a Cremolino dalla Priarona
7.    Ancora giù verso Morsasco e la Paniazza fino a raggiungere la rotatoria sulla SS456
8.    Da qui via per la classica salita del Cremolino, il versante da Acqui Terme
9.    Ora giù Santo Stefano, Ovada e Molare
10.    Per affrontare la seconda classica del Cremolino
11.    Giù a Ovada da via Belletti
12.    Su a Cremolino da Grillano e la Guardia
13.    Sempre discesa verso Ovada, questa volta dalla Priarona
14.    E ultima salita a Cremolino da via Belletti, corta ma dura quanto basta.
15.    Rientro verso casa scendendo dalle Cappellette e allungando per Basaluzzo e Bosco Marengo
Come dicevo 150 chilometri ed un mucchio di salita, tanto che quando sono partito da casa avevo già messo in preventivo che, appena le gambe ne avessero avuto abbastanza, me ne sarei tornato a casa interrompendo il giro in qualsiasi punto.
Volo,
verso Cremolino ed il sole si fa più forte, oggi sarà una bella giornata, non ho ancora visto ciclisti per strada ma sono sicuro che tra poco le strade ne saranno piene. Volo sulla EX SS456, in direzione di Acqui, dopo aver indossato il giubbino anti vento, perché anche se c’è il sole, scendere da Cremolino a 50 km/h, non è piacevole. Lotto con una macchina che scende davanti a me fino a superarla e volo verso il bivio della Luvia.
Si la Luvia, questa corta salita con pendenze quasi assurde, il Garmin che litiga con il Rox sul grado della pendenza, 15% nel tratto più duro e volo rispetto alla volta precedente. Salgo bene, senza fatica, salgo in piedi, la strada asciutta. Quasi volo verso la Borgata Luvia, ancora uno strappo duro, poi la svolta a destra per Cremolino, Saliscendi infiniti, i serbatoi dell’Amag, si sale e si scende in continuazione, penso all’ultimo strappo, il più duro, quello che porta al castello.
Sbuco dall’ultima collinetta,
Cremolino è la in fondo sovrastato dal castello è li che vado, ancora pochi metri l’ultimo strappo il più duro e poi si scende verso La Guardia e poi le Cappellete e poi Ovada. Ora un lieve declivio, due signore a spasso coi cani, saluto, scendo senza fretta, la sotto all’incrocio, inizia l’ultimo strappo. La sotto, da destra, la strada che sale dalla Ex SS456, fino a via Rissa da dove vengo io, questa strada ha lo STOP, volo verso l’incrocio, non vado forte, quaranta all’ora o giù di lì (lo vedo ora dal grafico del Rox), una macchia bianca che sale da destra, è una Panda, ha l’obbligo di fermarsi, ha lo STOP. Scendo e lei sale, ho l’impressione che non si fermi, allargo verso sinistra, freno, non posso inchiodare e allargo ancora. Questione di attimi, la mia strada si incrocia con quella dell’auto, piego a sinistra ma non serve a nulla, è collisione, ancora dieci centimetri e sarei passato.
Ora si che volo,
l’aria sul viso, tutto attorno a me si muove velocemente, gli alberi spogli, le poche nuvole in cielo, il sole che per un attimo gira, la strada gira e volo, lasciando andare il manubrio, i pedali si sganciano dalle scarpette e volo, volo su di un fianco e appoggio pesantemente la coscia destra a terra, urlo di rabbia sentendo il pantaloncino che si strappa e l’asfalto che entra nella pelle, il gomito batte pesantemente a terra e subito dopo la spalla destra. La bici davanti a me pochi metri, io a terra sulla schiena, immobile a cercare di capire se sono ancora tutto intero. Un attimo, cerco di alzarmi, ma non riesco, urlo ancora, una, due, tre volte, il signore, anziano è sceso dall’auto, chiede come sto. Le due signore col cane, che ho appena salutato, si avvicinano, una chiama il 118, assieme mi danno una mano ad alzarmi.
Non è la prima volta che cado dalla bici
ma fino ad ora è sempre stata solo colpa mia, una volta un buco preso a forte velocità, un’altra un gatto che all’ultimo momento ha deciso di tagliarmi la strada, un’altra ancora una curva sbagliata ma non ero mai stato abbattuto da un’auto in corsa, ci sono arrivato vicino parecchie volte ma me la sono sempre cavata, oggi no, oggi ho fatto il volo. Peccato poteva essere una bella giornata con 150 chilometri nelle gambe e invece ho rimediato solo contusioni su tutto il fianco destro, la solita escoriazione da asfalto, di quelle che non sanguinano, perché la carne si ustiona quando scivoli sulla strada. Dolore alla spalla, all’anca, pantaloncini strappati, la bicicletta da rimettere in sesto. Peccato poteva essere una bella, bellissima giornata.
Esco dal pronto soccorso
di Acqui Terme, niente di rotto il responso del medico di turno, visita ortopedica necessaria per valutare le condizione dell’anca. Torno a casa in auto, accompagnato da mia moglie, fuori sulla strada, eccoli, ciclisti, tanti a gruppetti, sono usciti allo scoperto come previsto, qualcuno ha già i calzoncini corti altri ancora imbacuccati, volano loro, un volo diverso dal mio, un volo di piacere, un volo di libertà.

 

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