Anno 2020

359
Ore
8470
Km.
73
Attività
81652
D+

 2016 02 21 sempre piu difficile

 

Le salite nel giro di oggi
TempoSalita 
 27':45"  Alice Belcolle da Cassine 1
 22':16"  Montechiaro Piana - bivio Montechiaro Alto 2
 37':16"  Fondoferle - Cimaferle 3

21/02/2016
• Distanza 130.45 km
• Tempo 05:47:28
• Dislivello 1625 metri

Si, è sempre più difficile, il giro di oggi fa parte di un mio progetto, che comprende il giro completo della provincia di Alessandria, circa 400 km cercando di rimanere il più vicino possibile al confine senza uscirne. Nel 2014 quando ho fatto i primi tentativi, iniziati a giugno e terminati l'11 luglio con un ultimo giro di 296 km, in una giornata incandescente, interrotto per problemi al soprasella, non facevo tanta fatica. Oggi sono andato molto meglio di ieri, la schiena non duole più, la scitica è diminuita di intensità ma la fatica fatta su per Fondoferle-Cimaferle, non la auguro proprio a nessuno. Garmin nuovamente bloccato che si è mangiato con una linea retta una certa quantità di km. Mi aspettavo molto di più per uno strumento che costa così tanto. Comunque soddisfatto, l'incontro con una squadra di dilettanti è stata la ciliegina sulla torta della giornata primaverile di oggi.


In pianura mi difendo ma è in salita che mi arrendo. E’ il mio motto degli ultimi anni, da quando vado da solo, ho perduto tutta la grinta e la forza per competere in salita. Le bagarre con i Ragazzi della familiare, ormai sono solo un ricordo, cosi pure gli attacchi all’Alpino e a Capanne di Carrega con il 53. Passano gli anni e divento sempre più fragile, l’unica cosa che mi rimane è la sopportazione della fatica e la pazienza nell’affrontare le lunghe distanze ma è sempre più difficile, tornare a casa sano di mente e di corpo dopo un lungo giro.
Un’idea fissa
Colazione scarsa oggi, ho dormito più del solito, non è da me svegliarmi alla 10 del mattino, ho buttato giù qualcosa in fretta e via in bici con questa idea bizzarra in testa che mi accompagna da qualche anno e che continuo a rincorrere senza mai poterla raggiungere. Oggi, ho voluto provare ancora una volta il giro della Provincia di Alessandria e vista la stagione, la scarsa forma fisica e l’età che inesorabile, per fortuna avanza, ho diviso il giro, prossimo ai 400 chilometri, in porzioni più piccole in modo da imparare percorrendole una ad una, tutta la strada, le svolte, i punti di sosta, le fontane, i punti difficili, quelli dove fare attenzione e cosi via.
Il primo tratto Sud-Ovest
Oggi ho percorso il primo tratto, quello di Sud-Ovest,  di poco superiore a 100 chilometri ma che con le salite di Montechiaro gli strappi del Turpino e la terribile Fondo-Cimaferele, penso che sia il tratto più duro e buona parte di esso quando prenderò la decisione di effettuare il giro, sarà percorsa di notte, rendendo ancora più difficile la mia corsa.
Amico e nemico
Vento, oggi sulla mia strada, nemico sulla ex SS30, dritto in faccia da Terzo d’Acqui a Montechiaro Piana, amico da Cassinelle in poi, dritto nella schiena a spingere come un matto fino a casa, sono i rientri più belli quelli di questo tipo, arrivi a casa senza nemmeno accorgertene. Vento in faccia, sulla ex SS30 che spero di evitare sentendo il rombo di un trattore alle mie spalle. Uno sguardo, in piedi sui pedali e sono a ruota, non va fortissimo, meglio per me ma ripara dal vento e questo è essenziale. Mette la freccia destra e rallenta di colpo, scarto a sinistra e vedo che l’autista gesticola, non mi vuole a ruota, lo mando a stendere e supero, lui accelera e sorpassa nuovamente, sapendo che non sono gradito, non riprendo la ruota e lo mando nuovamente a stendere, lui si allontana e io rimango col mio vento in faccia fino a Montechiaro Piana dove inizia la seconda salita.
 E il Garmin si blocca ancora
Tre salite anche oggi, Cassine, Alice Belcolle la prima, leggera, tranquilla, non difficile. La seconda, un po’ più impegnativa è stata Montechiaro d’Acqui dalla ex SS30. La più difficile, quella che ho sofferto di più è la temibile Fondo Ferle-Cimaferle, nel 2014 l’ho fatta per tre volte nei tre tentativi andati a male del giro della provincia e anche se non volavo, no feci tutta la fatica che ho fatto oggi, gli anni passano e le gambe lo sentono. Tra la seconda e l terza, tutti i magia e bevi del crinale che fa da spartiacque tra la valle dell’Erro e quella del Bormida. La SP220 dal bivio di Motechiaro d’Acqui, Turpino, Pareto e ancora la SP217 tra Roboaro fino a Miogliola, proprio in questo tratto, il Garmin si blocca, me ne accorgo dopo Miogliola. Resetto lo strumento che per fortuna non perde i dati della corsa ma il tratto oscuro è tracciato come un linea retta, senza dati cardio, velocità eccetera. È la seconda volta che succede e sempre seguendo una traccia prempostata.
Ho sete
Senz’acqua da Cassinelle, dove ho scolato l’ultimo sorso di Coca Cola nella speranza di poter riempire una borraccia alla fontana del paese, inesorabilmente chiusa. Colpa mia che non ho riempito completamente le borracce alla partenza, colpa mia che non ho voluto fermarmi ad un bar per fare il pieno. A Cimaferle, avevo chiesto della fontana ma gentilmente rammaricato, un signore mi risponde che la fontana e al paese successivo. Io svolto prima non ci posso arrivare se non allungando la strada. Rriesco a fare il pieno solo a Predosa quando ormai sono a casa e quasi disidratato.
Dilettanti in allenamento
Gradita sorpresa poco prima della strappo di San Carlo a Rocca Grimalda, un vociare improvviso alle spalle, non ho il tempo di capire, che subito il vento delle ruote di un gruppo di corridori dilettanti mi investe in pieno, sverniciandomi, di seguirli non mi passa nemmeno il pensiero, li vedo disgregarsi, mentre attaccano lo strappo di San Carlo, li vedo in lontananza, ho il vento nella schiena e non faccio fatica a fare lo strappo. Li vedo appena scollino, quasi fermi, nel tentativo di ricompattare il gruppetto di una decina di atleti giovani, magri, belli da invidia. Dietro a loro l’anonima ammiraglia ed un furgone per l’eventuale recupero. Li raggiungo, bontà loro, dopo avere superato una fila di auto ed il furgone mi ritrovo a ruota dell’ammiraglia. Non voglio andare alle loro ruote, non voglio disturbare la loro corsa, i loro giocoso allenamento. Mi metto a ruota dell’ammiraglia, che li segue con le quattro frecce accese. Ripartono, 35-40-45-50 chilometri all’ora, a ruota dell’auto non faccio fatica. Poi un atleta si stacca dagli altri, si aggrappa all’ammiraglia che rallenta la corsa, gli altri appena avanti, l’idea di raggiungerli mi sfiora appena ma resto pigramente a ruota dell’auto. Il ragazzo si lamenta di un problema al freno posteriore, che tocca la ruota. Cercano di sistemarlo in corsa ma non è possibile. Un’accelerata con lui attaccato al finestrino e io che rimango inesorabilmente staccato. Sosta improvvisa su uno spiazzo, il ragazzo scende dalla bici ed armeggia sul freno, dall’ammiraglia scendono l’autista ed un bella signora bionda, io li supero, impossibile per me raggiungere il gruppetto già molto avanti, due curve e spariscono dalla mia vista. Dopo qualche minuto ecco che arriva ancora l’ammiraglia, a ruota il ragazzo, velocità stimata sopra i sessanta all’ora, Tutti spariti, io da solo con un fortunoso vento nella schiene  che corro verso casa.

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