Anno 2021

132
Ore
3123
Distanza
31
Attività
28575
Dislivello

immagine altimetrica

Le salite nel giro di oggi
TempoSalita 
0:1o':07" Galleria di Garbagna da Molo Borbera 1
0:34':07" Montalto Pavese da Casteggio 2
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03/01/2019

  • Distanza 105.11 km
  • Tempo 4:17:14
  • Dislivello 729 metri

“Ho nel cuore, un po’ del tuo dolore, ti ho parlato ed è successo, non so come ma è successo”

Ci sono viaggi, dei quali è facile scriverne, ce ne sono altri invece che non hanno nulla da raccontare, poi ci sono quelli che contengono una storia ed a volte sono i più difficili ma dipende sempre dalla storia.

Questo è un stato un viaggio difficile, non so come cominciare. Ma ci provo.

Sto salendo i primi metri del “Muro di Pergatti”,
misura soli 500 metri, pendenza media 9%, massima 12%. Non è difficile, ma oggi non ho la gamba e sto facendo fatica. Ne ho percorsi circa 200 metri, quando sopraggiunge un fuoristrada, il posto per passare c’è ma forse ha paura di sfiorarmi, rimane dietro e si sa un’auto dietro in salita infastidisce parecchio. Mi volto, come per dire, “VAI”. Nulla resta li, vicinissimo. Mi alzo in piedi e spingo per scollinare al più presto, lui sempre dietro. Finalmente sono in cima, la strada si stringe, davanti a me due cani di razza Maremmana, uno dorme tranquillo al sole, l’altro, quello più grosso è sulla mia carreggiata.

Cerco di spostarmi a sinistra
per evitarlo ma è in quel momento che l’auto che ho dietro da circa due minuti, accelera e sorpassa. Freno, lo maledico, schivo il cane (che a prima vista sembrava mansueto) lui si gira, abbassa la testa e affonda i denti nella gamba destra, proprio tra ginocchio e caviglia. Urlo, la gamba brucia, mi alzo sui pedali per allontanarmi il più possibile ma, davanti a me a circa venti metri, immobile, piantato in mezzo alla strada, una cosa enorme, irsuta, marrone scuro, assomiglia vagamente ad un cinghiale.

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Freno, metto giù i piedi
a questo punto il cane non è più un problema. Abbasso lo sguardo alla gamba, il pantalone lungo non è strappato ma è rigonfio come se ci avessi infilato un limone. Al tatto fa male ed è molliccio, il tessuto non è strappato e non esce sangue, per fortuna. Scendo dalla bici, mi rivolgo verso i cani. Quello piccolo dormicchia ancora beatamente al sole, l’altro, quello mordace mi guarda con occhi languidi e scodinzola.
Mi scappa un:- “Ma che cazzo ti è venuto in mente”.
Lui scodinzola e si avvicina. Non sono tranquillo, a parte i cani lo pseudo cinghiale ed una capra, non c’è anima viva. Usando la bicicletta come scudo, mi infilo in un vicolo dove c’è un citofono.
Suono.
Non c’è risposta. Mentre mi allontano, dal cortile, una voce maschile risponde.
Scusi - chiedo - sa se i maremmani qui fuori abbiano un padrone?

Un ragazzo sui 40 anni esce dal cancello,
è rasato sia in viso che in testa, veste giacca e pantaloni da lavoro, ha un fare gentile e lo sguardo mesto, pensieroso, distante.
Si, si – risponde – sono i nostri. Ma perché lo chiede?
Indico il limone che vuole uscire dal mio polpaccio e dico.
Beh, sono stato morso, quello grande mi ha morso.
Usciamo in strada. I cani sempre li, uno accucciato e l’altro in mezzo alla strada.
Ma avevano smesso – dice – ho avuto qualche problema quando erano cuccioli, li abbiamo chiusi per qualche tempo, ora li tengo fuori a fare la guardia, ma non è più successo niente. Sa mordevano i ciclisti, qualcuno lo abbiamo anche medicato in casa. Venga dentro che guardiamo.

Il suo fare è gentile,
la voce pacata, lo sguardo sempre perso in un vuoto quasi assoluto.
No grazie – rispondo – dovrei spogliarmi e poi, se non esce sangue, non deve essere un grosso danno.
Comunque – aggiunge lui – sono vaccinati e hanno l’assicurazione.
Per un attimo abbassa lo sguardo a terra, poi fissandomi negli occhi – aggiunge – sa, erano di mio figlio,  voleva loro un bene dell’anima. – abbassa ancora gli occhi a terra – ora non c’è più.
Scusi – dico – non ho sentito.
In realtà ho sentito benissimo la frase ma non  riesco a collocarla nel discorso. Mi pare assurdo che il figlio non ci sia più.
Si – dice – è morto. Avevamo quattro figli ora solamente tre. È rimasto schiacciato dal pickup mentre facevo manovra.

Un attimo prima di questa frase,
la gamba faceva male ed ero intenzionato a recarmi ad un pronto soccorso, fare denuncia ed evitare che altri potessero avere la mia stessa disavventura. Dopo la frase, il groppo che mi è salito in gola, fa più male di tutto il resto. Vorrei abbracciarlo, stringerlo, confortarlo in qualche modo, ma non posso.
Abbiamo passato momenti terribili – dice.
Allungo la mano e balbetto – Posso solo immaginarlo. Poi sempre con un filo di voce – mi spiace, non volevo dire questo. Non posso nemmeno immaginare cosa si provi.
Stringendoci la mano i nostri occhi si incontrano per un attimo.
 E lui – Si, è successo a settembre. Sa io faccio il pastore, ho le vacche la sotto, stavamo andando al pascolo.

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Mentre parliamo,
il cane grande si è appoggiato con la testa alla mia coscia e alzandola ritmicamente fa capire che vuole coccole. Allungo la mano, lo accarezzo sul capo, è morbido, non ha odore, segno che ben tenuto, resta li a prendere i vizi mentre noi si parla ancora.
Vede come è dolce – dice il pastore e aggiunge – Avrà sentito la notizia!
Si – dico sottovoce – ricordo il fatto.
Ma non riesco ad aggiungere altro, sono stravolto, ora capisco il perché dello suo sguardo. Una tragedia del genere, annienta la vita e la rende insopportabile.

Da dove viene? – chiede.
Casal Cermelli – rispondo.
Tanta strada cosi, per venire in questa landa desolata – dice lui. Abitavo a Bosco Marengo, nella via principale, poi abbiamo trovato casa qui e ci siamo trasferiti, faccio il pastore, ho vacche e capre. Ho anche maiali, come quello che vede laggiù, anche quello era di mio figlio, morirà di vecchiaia, non lo ammazzo quello, ha un nome. Era di mio figlio.
Ci stringiamo ancora la mano, lui rientra in cortile, il maremmano, si prostra a gambe all’aria, io mi avvio verso casa, la gamba non fa poi cosi male, il cuore un po’ di più.
 
Sulla strada di casa, un enorme gelso,
giace abbattuto, in mezzo alla campagna. Vedendolo, non posso fare a meno di pensare a quell’uomo, anche lui abbattuto, nello spirito, nella mente, nel cuore, nella vita.

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