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Le salite nel giro di oggi
Nessuna salita importante ma tanti su e giù tra le colline astigiane
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“Come voler bene ad una gallina”

11/10/2022
• Distanza 106.90 km
• Tempo 4:36:31
• Dislivello 978 metri

Tatù
era nato tra marzo e aprile del 2020, da allora per circa due anni tutte le mattine la mettevo nel prato e tutte le sere la ricoveravo nella gabbia che gli avevo fatto per tenerla all’aperto. Le sue zampe sono andate peggiorando sempre di più, una l’ha perduta quasi completamente ma penso che non avesse dolore, almeno spero. Si spostava a fatica usando le ali come stampella, mangiava tutto il giorno e nella bella stagione a giorni alterni faceva un ovetto di dimensioni adeguate alle sue piccole dimensioni.

Domenica scorsa dopo la pioggia del mattino,
l’ho fatta uscire dalla gabbia e posata in un’aiuola dove il terreno, sotto al grande cedro del Libano era asciutto. È rimasta li a razzolare col becco, le zampe non poteva utilizzarle, poi per la prima volta da quando è nata, ho dimenticato di ricoverarla nella sua gabbietta, in serata è scoppiato un nubifragio ed ora Tatù non c’è più, ed è solo colpa mia.
Non pensavo di potermi affezionare ad una gallina, ma la vita va così.

Le righe che seguono le avevo scritte nel dicembre del 2020 e raccontano la sua storia di pulcino diverso dagli altri.

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Tatù,
nato da una schiusa di 5 uova, in un nido a terra ricavato da una cassetta e un cartone del vino, nei primi giorni della sua vita di pulcino, un batuffolo paffuto e giallo è come gli altri fratellini , sempre dietro alla chioccia razzolando nel recinto del pollaio.

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Cresciuti, la mamma chioccia inizia a portarli in giro per l’orto e per Tatù, comincia ad avere qualche problema a stare dietro agli altri. I guai veri però, iniziano quando la chioccia dal nido, ha pensato di tornare a passare la notte rannicchiandosi sui bastoni alti del pollaio. Gli altri quattro pulcini, salgono ai bastoni con una scala a gradini alti e Tatù non ci riesce.

Assieme a mio figlio,
si decide di costruire una scaletta a gradini bassi e per qualche settimana il dispositivo ha funzionato. Tutte le sere, il pulcino Tatù saltando, sempre con fatica e impiegando un sacco di tempo, salta da un gradino all’altro, ma a volte arrivato a mezza strada, qualche galletto dispettoso lo ributta a terra e lui, ricomincia da capo a salire fino ad arrivare ai bastoni. Ogni giorno è sempre più difficile per lui arrivare ad appollaiarsi con gli altri e alla fine decide che è meno faticoso dormire a terra nella vecchia cuccia.

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Cresce Tatù
e cambia le piume, diventando di un bel colore fulvo. Non cresce come gli altri e non si riesce a capire se è un maschio o una femmina. Più il tempo passa e le sue zampe diventano sempre più rigide, non riesce a correre, ne può razzolare, e si sposta con fatica muovendo le zampe come fanno le anatre e le oche. Gli altri abitanti del pollaio lo maltrattano e lui si rifugia in un angolo, dal quale non esce per tutto il giorno.

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A questo punto ho deciso di portarmelo a casa, lontano dagli altri, gli ho costruito un trespolo con annesso il contenitore del becchime, di giorno lo metto fuori in mezzo al prato e la notte lo tengo al sicuro in garage, lontano da gatti e altri predatori. Quando è fuori, ogni tanto scende dal trespolo e fa qualche piccolo passo becchettando a terra qualsiasi cosa si muova. Ma anche qui non può stare tranquillo, le gazze lo disturbano e le tortore lo scacciano per mangiare nel suo piatto.

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Il suo strano nome deriva da “Patatuc”
(una parola che mia madre usava per indicare qualcosa tipo: sempliciotto, tonto) e poi abbreviato in Tatuc e ancora in Tatù.

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Comunque, sarà anche malfermo sulle zampe ma non è per nulla stupido, c’è una sorta di comunicazione tra di noi, si esprime facendo dei piccoli versi, che non ho mai sentito dai suoi simili. Ora è assodato che sia una femmina, fa le uova, ma senza cantare al mondo la sua condizione, le fa silenziosamente, tanto che quando ho trovato il primo, non ero convinto che lo avesse fatto lei, ora che continua a farli, ne sono sicuro.

Non pensavo di potermi affezionare ad una gallina, ma la vita va così.