2015 06 27 il gigante tra i laghi

Le salite nel giro di oggi
TempoSalita 
 1:45':45"  Mottarone da Armeno 1
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Questo giro è collegato con: Laghi d’Orta e Maggiore

27/06/2015    
•    Distanza     318.36 km
•    Tempo        12:46:58
•    Dislivello     2044 metri
Premetto che questo giro con la sola escursione ai Laghi d’Orta e Maggiore, lo avevo fatto nel 2012 alla fine di Maggio e mi ero ripromesso di non fare mai più una cosa del genere ma il tempo passa, le ferite guariscono e la mente dimentica le brutte esperienze, portandomi a ripetere gli stessi errori. Vediamo cosa è successo.
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Salta il piano
Ad essere sincero, il giro si sarebbe dovuto svolgere in maniera diversa, innanzitutto doveva prendere una forma circolare, senza ricalcare due volte la stessa strada. Salendo da Vercelli e raggiungendo il lago d’Orta, risalendo fino a Orta San Giulio e attaccando il Mottarone da lì, che secondo il sito salite.ch è il versante più duro. Poi, ridiscendere verso il Lago Maggiore, raggiungendo Arona, Dormelletto, Oleggio  lasciando sulla sinistra Novara senza minimamente toccarla, ricoprendo una distanza di circa 208 chilometri. Non è andata così.
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Partenza col buio
Sono in bicicletta dalle cinque e un quarto, per avviare le prime pedalate ho dovuto accendere le luci al manubrio ed alla sella. Attraversata Alessandria ancora addormentata, senza traffico, leggermente tiepida rispetto alla temperatura dell’aria delle sue campagne, raggiungo la galleria di San Salvatore sulla SP31. Ho i fanalini e ne approfitto per non sudare su dalla rampa di Castelletto Monferrato. Casale si avvicina e con esso l’alba, spengo i fari e mi addentro nella città dell’Eternit che tanta ricchezza ha portato , con altrettanti seri, guai. Seguo le indicazioni per Vercelli, ogni trentacinque circa, minuti mangio qualcosa per non abbassare troppo il mio metabolismo, la velocità media si aggira attorno ai 29 km/h, il sole con calma, si alza nel cielo alla mia destra ed io proseguo tranquillo spingendo la mia bici contro una bava di vento da Nord .
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Distratto
Fuori Casale mi accorgo che il sole non è più a destra ma davanti a me, questo succede da qualche chilometro, qualcosa non va, io devo andare a Nord e il sole a quest’ora del mattino,deve stare alla mia destra, sto’ andando verso Voghera e non verso Vercelli. Probabilmente frugando nella borsa dei viveri ho saltato qualche indicazione, inverto la marcia, ed arrivato nel punto dell’errore, ho già buttato via almeno otto chilometri. Ora il sole è nuovamente a destra e tutto va bene.
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Proseguo
Villanova, Stroppiana, finalmente Vercelli, chiedo indicazioni per Borgovercelli, semplicemente Borgo per gli abitanti del posto. Lo lascio sulla destra, passando in rassegna tutti mezzi auto spurgo di Marazzato. casalvolone, Biandrate a Vicolungo dopo aver chiesto informazioni, devio per  Castellazzo Novarese , Proh e il bel paese di Barengo sovrastato dal castello quattrocentesco. Decido di andarlo avedere da vicino e attirato da un cartello che indica la Collina Novarese mi addentro nel bel bosco di acacie su una strada nervosa con fondo buono, calcata da numerosi ciclisti. la seguo fino a Fara Novarese, dove chieste informazioni per raggiungere Borgomanero ed i Laghi, vengo dissuaso dal percorrere la trafficata SP299 e sono costretto a tornare nuovamente a Barengo, Altri 12 km buttati.
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La strada si muove
Fino ad ora a parte la parentesi delle Colline Novaresi, la strada è stata un biliardo, risaie, gran turco e risaie, corvi, aironi ed ancora corvi grigi ma sono all’andata, sono fresco, con tanta voglia di vedere questo Mottarone e non faccio caso alla pianura. Imbocco la SP229 a Fontaneto d’Agogna, la seguo evitando di entrare in Borgomanero, stranamente non c’è traffico, meglio così. Mi avvicino ai laghi e finalmente la strada fino ad ora pianeggiante assume un’andatura un po’ più aggressiva, con piccoli strappi e salitelle. Su una rotatoria, intravvedo un piccolo cartello che indica una pista ciclabile, percorro la rotonda due volte senza però vedere il cartello di uscita per la pista. Proseguo sulla SP229/II a Gozzano sosto nello stesso bar del giro di tre anni fa, il K2 mi accontento di una crostatina con marmellata ed un chinotto, chiacchiero alcuni minuti con la signora del bar e chiedo informazioni su come raggiungere il Mottarone. Un’avventore mi consiglia di raggiungere Bolzano Novarese anziché Orta San Giulio, così facendo si accorcia la strada.
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Verso il Mottarone
Decido di seguire il suo consiglio e devio dal percorso stabilito lasciando la SP229 per la SP43. Così facendo non vedo il lago ma a me interessa il monte sopra di esso. Ecco Bolzano N. , appena fuori del paese vedo un ciclista intento ad armeggiare con la ruota posteriore forata, cerca di gonfiarla con una minipompa, grossa all’incirca come un pennarello. Chiedo se va tutto bene e lui, smettendo di trafficare, alza gli occhi e con un simpaticissimo accento toscano mi chiede se per caso ho una pompa un po’ più grande. Gli do la pompa e gonfia la ruota e si chiacchiera come vecchi amici. Ha un anno più di me e il Mottarone lo ha già fatto molte volte. Racconta che da questo versante, fino ad Armeno va tutto bene, poi “Te, tu t’hai da farti ‘l segno della Croce”. Mi ridà la pompa e proseguo mentre rimonta la ruota.
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Armeno e la salita
Bel paese, ciclisti ovunque, questo Mottarone richiama molta gente. Due foto in movimento ed è arrivato il momento di farsi il segno della Croce. Appena fuori dal paese, la strada si impenna, un chilometro alla media dell’11% fa capire subito che razza di bestia devo domare oggi, Poi spiana al 5% per quasi 500 metri, scatto qualche foto ora, prima le mani mi servivano ben salde sul manubrio ora posso staccarne una. Ricomincia, un 16% mi ammazza stecchito, salgo in piedi, tiro sul manubrio, questo maledetto 39x26, quando mi deciderò a cambiarlo in qualcosa di più agile? Ora spiana ancora, continua così, il gigante dispettoso, prima mia ammazza e poi mi da il biscottino, come per dire, dai che ce la fai. Dietro ad ogni curva e tornante c’è una sorpresa diversa. Salendo, parlo con questa montagna buona e grama allo stesso tempo e la montagna parla con me. Mostra i suoi faggi, le betulle, le pinete. Mi protegge con la sua ombra, in questa giornata dove il sole ha dormito fino a poco fa, per svegliarsi proprio ora che salgo il Mottarone. Poi la montagna si arrabbia ancora e scopre la strada, la mette al sole, escursioni termiche tra i 24°C all’ombra ai 33 delle parti scoperte e guarda il caso, sono anche le più dure da salire. Per fortuna sono poche. La montagna, mentre salgo parla con me ed io con lei, spero che finisca presto, gli alberi finiscono prima della montagna, lasciando il posto a prati di felce, immensi, sconfinati, un manto verde scuro che copre il monte. Fermati, siediti in questo paradiso, butta la bici da un dirupo, perché insisti a voler vedere la vetta. La vetta è li, vedo le antenne, sono al bivio con l’altro versante, mille metri ed è finita, non la butto la bici in un dirupo, vengo a prenderti e ti vinco.
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La vetta
Sono in cima, distrutto ma in cima, probabilmente se mi fossi avvicinato in macchina ai laghi e attaccato la salita direttamente salendo in bici ai suoi piedi, non sarei ridotto così male ma sarebbe stato troppo semplice. Sono in cima, ed ora che avrei la necessità di un po’ di sole, la montagna me lo nega, grosse nuvole lo oscurano, ombra dappertutto, impossibile asciugare la maglia intrisa di sudore. Appoggio la bici ad un paletto tolgo casco ed occhiali ed entro al Bar Alp di Mottarone Vetta, fuori molta gente seduta a mangiare taglieri di salumi, polenta e sugo e altre golosità. Entro, ordino un panino crudo, mozzarella e pomodoro, Becks  e una mezza minerale gasata. Il panino non va giù, mangio solo il suo interno conservando il pane per dopo, forse ne avrò bisogno. Arrivano tre motociclisti che per tutta la mia ascesa hanno continuato a salire e scendere a tutta dalle pendici del monte, arriva anche un ciclista che ordinata una birra si siede accanto a me a discutere di quanto bella e dura sia questa montagna, lui l’ha scalata dal versante del Lago Maggiore.
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La discesa
Riprendo la bici e chiedo informazioni ad un ragazzo che si offre di accompagnarmi per qualche chilometro. Scendiamo, senza sole, la maglia bagnata, ho freddo, devo fermarmi, saluto il ragazzo e alla stazione di pedaggio, quella più in alto accosto la bicicletta il tempo necessario per riprendermi, mangio ancora qualcosa e poi giù per una strada non bella, con fondo ruvido e a tratti sconnesso. Scendo piano per non raffreddarmi troppo e arrivo a Cignese, qui dovrei tenere la sinistra e scendere a Levo e poi Stresa ma chiedendo informazioni su quale sia la strada migliore per Novara, vengo indirizzato verso la Sp34, scoprirò poi che arriva a Borgomanero e qui il mio giro smette di essere circolare ricalcando la strada già fatta.
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Il rientro
Borgmanero, 200 chilometri fatti ancora più di cento per arrivare a casa ed è ancora pianura, corvi, aironi e si è aggiunta una nuova variabile, il vento da sud, dritto in faccia, logorante, disastroso per il morale, perché a differenza di una salita che sai che deve terminare, per il vento non c’è speranza, soffia imperterrito, degenera la mente, sconforta, distrugge tutte le buone intenzioni, per fortuna che al momento la strada è in declivio, leggero ma scende. Momo, Caltignaga, è crisi, serve una sosta, attraverso Novara, Garbagna Novarese, magari fosse la nostra, sarei vicinissimo a casa. Nibbiola, Vespolate, Mortara, attraverso anche lei, Cergnago, San Giorgio Lomellina, Lomello, ancora sosta. Pieve del Cairo, Sale, ecco le” frecce gialle” della randonnèe di Corsico che mi guidano verso casa. Dopo Mandrogne, la svolta verso Frugarolo, cambia la mia posizione rispetto al vento. Ora è di lato, passo dai 23 km/h della disperazione ai 30-35 del coraggio ritornato, poi un trattore che mi traina fino a Frugarolo, è finita.
318 chilometri, 7881 kCal consumate, arrivo con un peso di 79.5 kg degli 84 alla partenza. Ho sofferto la pianura più che la salita, il vento contrario più che le pendenze all’11%. Per la seconda volta, dico mai più ma so già che non sarà così.

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