La salita si chiama Monte Negino, qualcuno la appella come Naso di gatto diretta ma non è così
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Le salite del giro di oggi
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21/05/2014
• Distanza 151.20 km
• Tempo 06:09:51
• Dislivello 1879 metri

E oggi, finalmente è Giro anche per me,
a Savona prenderò la scorciatoia per Naso di Gatto: il Monte Negino.
OK, va bene, anche oggi è andata, 151 km percorsi con partenza e rientro a Strevi (partire da Casal Cermelli avrebbe avuto come risultato quasi 50 km in più ed un rientro quasi serale). 34 km di salita oggi, e anche abbastanza dura. Parlo del Monte Negino. Non sapete cos’è il Monte Negino, bene ve lo dico subito, è l’alternativa masochista per noi ciclisti, alla salita di Naso di Gatto. Si Naso di gatto quella che io ho percorso domenica, tribolando non poco (partenza ed arrivo a Casal Cermelli 215 km circa), quella che oggi hanno percorsi i Ragazzi del Giro d’Italia, secondo GPM della tappa più lunga di questo giro a mio parere disastroso dal punto di vista delle cadute, si può dire che la classifica generale è dominata da chi è riuscito a rimanere in sella senza farsi coinvolgere nelle numerosissime cadute ma è solo un mio pensiero.

 

Sono caduti anche oggi
e questa, forse è la spiegazione per cui al GPM di seconda categoria Naso di Gatto, i corridori, sono arrivati alla spicciolata, a gruppetti come in una corsa amatoriale. Naso di gatto è dura, dicevo che l’ho fatta domenica scorsa ed è dura per me ma per corridori professionisti, pensavo fosse uno scherzetto, evidentemente non è così.

Comunque,
io per non ripetere la strada delle scorsa domenica ho preferito fare una salita sconosciuta alla maggior parte dei ciclisti, ed erano veramente tanti, che oggi sono saliti per Naso di Gatto da Santuario o dal versante opposto. La salita si chiama Monte Negino, qualcuno la appella come Naso di gatto diretta ma non è così, è Monte Negino e parte esattamente nello stesso punto di Naso di Gatto, da Santuario, solo che Naso di Gatto (dai dati del mio cardio) misura 10 km con un dislivello di 646 metri ed una pendenza media del 6%, mentre il Negino che si imbocca proprio dalla strada a sinistra del Santuario, è lungo 6.71 km con un dislivello di 619 metri e una pendenza media del 9%, la strada, dopo lo scollino, precipita sulla SP12, proprio nel punto esatto dove oggi era posto il traguardo del GPM, qualche centinaio di metri prima dello scollino. Con me anzi, davanti a me c’era Marco, anche lui come me amante delle salite quasi estreme, io arrancavo dietro di lui cercando di arrivare alla cima spendendo il meno possibile.

 Ci siamo incontrati
questa mattina a celle, davanti alla OLMO, io arrivato da Strevi -dove ho lasciato l’auto- via Giovo, e Celle e lui, anzi loro, c’erano anche Sara, e Francesco, direttamente a Celle Ligure con l’auto. Siamo largamente in anticipo per il passaggio sul GPM e si decide di fare un giretto sull’arrivo, poi via si parte per la strada di Santuario, dove ci dividiamo, Sara e Francesco per la classica del giro di oggi e Marco entusiasta di percorrere una “scorciatoia” con me.
 Una volta in cima,
l’attesa è ancora lunga, quindi si chiacchiera, si fa amicizia, si incontrano amici come Alessandro Capitano Steardo, o Claudio Bergaglia, si attende qualche metro dopo lo striscione del GPM l’arrivo dei Ragazzi, in lontananza, l’elicottero ponte da il preavviso dell’imminente arrivo, poco dopo un altro elicottero, quello delle riprese, lascia intendere che tra poco i Ragazzi saranno da noi, tra noi.
 Eccoli finalmente,
poco dopo le 16, salgono alla spicciolata, a gruppetti più o meno folti, sembrano sfiniti, la tappa più lunga del giro ha lasciato il segno, la caduta ha lasciato il segno, voglio pubblicare tutte le fotografie che ho fatto oggi a questi atleti, voglio mettere come immagine di copertina la fotografia del della smorfia di dolore di uno di loro, lo si può vedere con gli indumenti sporchi di terra, addosso i segni della caduta, la gamba sinistra ferita ma determinato a raggiungere il traguardo.
 Questo è il ciclismo,
la sopportazione estrema del dolore, della fatica, spirito di squadra, sacrificio di sé, per gli altri, per un momento di gloria che pochi di loro potranno avere attraversando per primi un traguardo. Ha ragione Miriam, quando nel suo blog http://emialzosuipedali.wordpress.com/ rivolta al ciclismo afferma che: E’ il mio sport preferito perché è come la vita. Parla della fatica, delle cadute, dei sacrifici, delle soddisfazioni e delle vittorie.
 Vedere una volata, un attacco in salita mi fa battere il cuore.
Oggi ero sul Naso di Gatto con tantissimi amici per le stesse ragioni.