14/06/2021 • Distanza 176.82 km • Tempo 8:41:15 • Dislivello 2587 m • Costanza “Panchine e cantieri, difficili”
Se si cerca “coi baffi” in un dizionario, salta fuori che è una cosa eccellente, tipo “un pranzo coi baffi” oppure “un cuoco coi baffi” ma sul mio giro di oggi i “baffi” se si guarda attentamente la planimetria, sono quei piccoli tratti di strada che escono dal tracciato circolare per qualche chilometro per poi rientrare nel giro stesso per la stessa strada. Sono un patito dei giri circolari, a volte allungo la strada apposta per chiudere il giro in circolo e per non passare su un tratto di strada già percorso precedentemente. Oggi non è stato possibile, o meglio sarebbe stato possibile ma il pedaggio da pagare sarebbe stato troppo alto in chilometri o in tratti sterrati.
Giro per Big Bench come preannuncia il titolo, tre in tutto e due per me, inedite. 1. N° 135 Giallo su Verde installata in località Mazzacani-Bullan, dopo Bandita di Cassinelle, con 600 metri di sterrato ciclabile. Volendo si poteva proseguire verso San Luca, evitando il baffo dalla panchina a Cassinelle e accorciando la strada di parecchio ma lo sterrato non mi ha convinto ed ho preferito tornare indietro. Ero sul posto prima delle nove ed ho fatto appena in tempo a fare le foto prima che la panchina venisse letteralmente aggredita da uno stuolo di ragazzini in villeggiatura, accompagnati da una simpatica e giovane signora di Pegli.
2. N° 116 Blu, quella di Rossiglione installata al termo di Ovada, vista già diverse volte ma era quasi di strada e l’ho messa nel mucchio. Per arrivarci, scartato lo sterrato per San Luca, sono sceso verso Molare e percorsa la strada verso Olbicella, incontro e supero agevolmente un primo cantiere dove stanno movimentando del terreno di frana. Più avanti invece stanno inserendo delle palificazioni per evitare che si verifichi una frana. Qui non vogliono lasciarmi passare. Effettivamente la carreggiata è occupata interamente dalla macchina trivellatrice, rimane una piccola passatoia, sotto di essa il vuoto. Il capocantiere mi fa notare che se dovessi cadere nelle grane ci va lui. Ribadisco che quando io, ero sui cantieri e mi chiedevano di poter passare, valutavo la persona e la situazione e decidevo di conseguenza. Comunque, se non vuole darmi fiducia e lasciarmi il passo, dovrò allungare la strada di una cinquantina di chilometri. Il capo operaio mi squadra dalla testa ai piedi e poi, con un accento spiccatamente Napoletano sbotta. “e, vabbè, ascpetti un minuto”. Termina di piazzare stabilmente la trivella e poi mi da il via libera. Volo su quella passerella, forse troppo leggera per il mio peso e sono dall’altra parte. Auguro a tutti una buona giornata e schizzo via verso Olbicella. Più avanti c’è lo sterrato che ho sempre odiato. Terra di confine tra Liguria e Piemonte e come tutte le terre di due padroni, che di solito restano incolte, ecco che, in questo caso la strada rimane da asfaltare. Ci arrivo e noto con piacere che una sistemata l’hanno data e ai lati dello sterrato sono giacenti grossi mucchi di fresato d’asfalto che sicuramente verrà steso a ricoprire i sassi ed i buchi della strada. Proseguo e sono a Piana di Badia, poi Tiglieto ed il Passo della Crocetta. Scendo verso il bivio per Alpe Garrone e da li su una strada bellissima che attraversa pascoli e piccole cascine arrivo alla Grande Panchina Blu.
3. N° 131 Viola sistemata a Tanadorso nel territorio di Ronco Scrivia. Per arrivarci potrei passare dalla strada del Termo, scendere ad Ovada, percorrere il vallonato per Lerma, Casaleggio e Mornese, scalare l’Alpino, scendere a Voltaggio, attaccare la Castagnola e il gioco è fatto. Si ma quel pezzo di strada tra Ovada e Mornese mi sta proprio sulle palle. Sto bene e decido per l’alternativa di Rossiglione, Campo Ligure, Capanne di Marcarolo, Voltaggio, Castagnola e anche così il gioco è fatto. Scendo per la SP79, a tratti ripidissima, la bici sbanda, allarga in curva, ho forato posteriormente. Cambio la camera e riparto ma qualcosa non va, la ruota posteriore saltella, probabilmente quei pochi metri che ho fatto con la gomma a terra hanno danneggiato le tele creando un bubbone sulla copertura. Mi fermo ma non riesco ad individuarlo. Proseguo e arrivato in valle Stura, svolto verso campo ma il fastidio del sobbalzo posteriore mi irrita e inverto la marcia, torno a casa. Fatti pochi metri mi torna alla mente il cantiere del Gnocchetto, non mi va di elemosinare ancora un permesso di passaggio e inverto ancora la marcia, al limite a Voltaggio deciderò il da farsi. Salgo le Capanne con un po’ di fatica e ancor più faticosa è la discesa verso il guado, la strada alterna a tratti belli, altri che presentano grandi buche, difficile evitarle tutte, stessa cosa nel tratto dal guado agli Eremiti. La discesa successiva per Voltaggio è discretamente bella. Sono a Voltaggio centro che attraverso contromano e poi attacco il passo della Castagnola, 5 chilometri quasi tutti al sole e dopo il pian dei Grilli la svolta a sinistra verso Castagnola e Porale. Non la ricordavo così dura. La Big Bench la trovo subito, lo sterrato non riesco a farlo tutto in sella, è veramente ripido e terribile. La panchina esposta a Sud è quasi a strapiombo sulla scarpata; la sotto la Valle Scrivia.
Giro finito, ora devo solo raschiare il barile e trovare la forza di tornare a casa, sempre col fastidio del saltello posteriore che in pianura si amplifica. Sosta velocissima al “Fontanino di Coppi” dove l’acqua scorre tutto l’anno freschissima e via verso casa. Tre panchine difficili oggi, un giro purtroppo coi baffi ma toglierli sarebbe stato devastante. SEMPREINSELLA!