“Ma dai, io sono di Acqui” e aggiunge “Sono qui da 36 anni” e in questa frase lo sguardo intristisce, si dispiace...
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Le salite del giro di oggi
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28/05/2016
• Distanza 209.50 km
• Tempo 08:59:38
• Dislivello 2839 metri

Sono fermo a bordo strada
poco prima del ponte di Cavassolo a Genova, controllo il Garmin e la traccia caricata per Capenardo; la salita nuova di oggi. Lo strumento mi segnala un fuori pista e cerco di capire il perché.
Passa accanto a me un anziano signore su una BDC velocissimo, la strada sale appena e mi lancia uno sguardo, come per dire:
“Cosa ti è successo, cosa fai li fermo all’ombra”.
La traccia prevedeva il passaggio in galleria tramite via Sponda Nuova mentre io a memoria, sono passato su via Bavari, termino il mio controllo e riparto.

Poco avanti sul Ponte di Cavassolo,
fermo a cavalcioni della sua bici, il signore di prima. Decido di fermarmi perché ho dei dubbi sulla strada da percorrere, lo avvicino e saluto dandogli del tu.
“Ciao, potresti indicarmi la strada per Capenardo?”
Risponde al saluto e mi squadra dall’alto al basso, poi indicando la mia ruota posteriore dice:
”Cosa c’hai li dietro, un 27, un 29”.
“Solo un 26” rispondo.
E lui:”Ho visto subito che sei un salitomane, ce la puoi fare”.
Mi spiega la strada chiede se vengo da Genova.
“Alessandria”, rispondo. Vedo la gioia nei suoi occhi e sbotta
“Ma dai, io sono di Acqui” e aggiunge “Sono qui da 36 anni” e in questa frase lo sguardo intristisce, si dispiace.
“Acqui Terme? Io sono di Ponzone”
E il suo sguardo torna felice, apre un sorriso e nel dialetto Piemontese tipico di quelle zone aggiunge:
“ Me a son ‘id Simaferle” (Io sono di Cimaferle).
Guarda il caso. Iniziamo a parlare nel dialetto di mio padre, entrambi felici di aver trovato una parte comune della nostra terra di nascita. Ha settantasette anni e scherzando, dice di aver sbagliato a legare lo zaino e invece di posizionarlo sulla schiena, lo ha messo davanti e non riesce più a slegarlo. Accompagna la frase puntando gli indici all’addome a indicare una discreta obesità.

Ridiamo.
Solitamente, quando sono in bici per questi lunghi giri, ho sempre un po’ di fretta ma oggi no e mi piace chiacchierare con questo signore che conosce a menadito un sacco di strade e salite. Parliamo da qualche minuto e un altro anziano signore a cavalcioni di una mountain bike si avvicina dicendo: “Buongiorno, scusate se interrompo ma ho visto la maglia del Pedale Godiaschese e mi sono incuriosito, sa; sono di Rivanazzano.” E aggiunge: ”Grande squadra quella del Pedale, Sartori, Daglia”.
Aggiungo che la squadra è rinata grazie all’impegno del figlio di Giuseppe Daglia, Gianni e ora sta andando alla grande. Apprezza la mia Colnago, dice di avere una C40, modello passato ma sempre valido. Chiacchieriamo ancora per qualche minuto, in me la voglia di fare una foto tutti assieme ma non avanzo la richiesta( e ora che sono qui a scrivere me ne pento).
Saluto e vado verso la mia seconda salita del giorno “Capenardo”. La trovate qui: https://ridewithgps.com/segments/1136934
Proseguo sulla trafficata via Bavari, seguendo il corso del Bisagno fino al bivio per Davagna, ora la strada è tranquilla, non dura, le pendenze sono sull’ordine del 6% ma so che più avanti dopo il prossimo bivio, si accentueranno un po’. Ho trovato questa salita leggendo il libro di Brunetti e Ferraris, “Liguria 1” della collana “Passi e Valli in bicicletta” e mi ha interessato molto, tanto che ho deciso di venirla a fare. Nonostante la traccia caricata, riesco a sbagliare la strada, perché arrivando a bivio per Capenardo, semi nascosto sulla destra, ho proseguito per Marsiglia e dopo un giro turistico del paesino e qualche metro di sterrato sono tornato indietro a chiedere informazioni fino a trovare la strada giusta.

 Scollinato Capenardo,
scendo verso il bivio per Davagna e inizio la leggera ascesa verso il passo della Scoffera.
È qui che faccio un altro incontro, raggiungo un signore su una bici da città che sta arrancando sul falsopiano. Supero e saluto dicendogli che la salita è quasi finita. Lui risponde che si dovrebbe essere allenati per fare certe cose. Oggi come dicevo prima, non ho fretta e mi fermo ad aspettarlo, pian piano saliamo chiacchierando, davanti a lui ha due amiche che lo anno distaccato. Aumentiamo un po’ la corsa fino a raggiungerle e si chiacchiera tutti assieme fino a Scoffera dove li guido alla fontana sul bivio per Tercesi.
 Proseguo in discesa
fino quasi a Laccio e al bivio per Casaleggio ed Obbi svolto a Destra, da qui posso raggiungere Torriglia per una bella strada quasi tutta all’ombra e con tratti a pendenza anche superiori al 9%. Da Torriglia salgo alla Garaventa ripercorrendo parte della strada calcata dal Giro d’Italia che avevo fatta lo scorso anno. A terra ancora tutte le scritte di incoraggiamento ai corridori. Salgo da Bavastri a Propata passando a lato del Lago del Brugneto, poi è la volta della dura salita alla casa del Romano, ultima fatica, ultima soddisfazione della giornata.
Non rimane che tornare verso casa per la val Borbera, con una sosta obbligatoria al distributore Tamoil a bere un sorso di acqua gassata all’erogatore automatico.
SEMPREINSELLA!