appena ci arrivo la bastonata è violenta, quasi sposta la bicicletta,
“...era il giro del Sassello”
16/03/2019
• Distanza 190.93 km
• Tempo 7:37:09
• Dislivello 1868 metri
Un giro simile lo avevo già abbozzato il 14 Febbraio scorso ma oggi ho voluto rifarlo per questa ragione:
Ettore Milano:
«Biagio Cavanna, mio suocero, diceva sempre che se si voleva sapere se un avversario aveva esagerato con la borraccia miracolosa, dentro la quale c'era di tutto perché l'antidoping non esisteva, lo si doveva guardare negli occhi quando si presentava alla partenza. Ricordo che al giro d'Italia del '53, la sera prima della tappa dello Stelvio, mio suocero aveva sgridato Fausto perché considerava il Giro perduto nei confronti di Koblet. Mio suocero aveva detto: "Volete scommettere che Koblet viene alla partenza con gli occhiali neri? Quello, per andare come è andato oggi in salita, deve avere bevuto molto". E aveva dato a me l'incarico di trovare il modo di far togliere gli occhiali a Koblet perché mi rendessi conto se i suoi occhi erano cerchiati e infossati.
Mi venne l'idea di parlarne al fotografo Walfrido Chiarini il quale, col pretesto di fargli una fotografia, fece togliere gli occhiali a Hugo. Mio suocero aveva perfettamente ragione. Lo dissi a Fausto e alla partenza vi fu subito lotta. Si formarono due gruppi. Coppi era nel primo, io nel secondo con Koblet. Tornammo sui primi a Merano. Dico a Fausto che Koblet suda moltissimo e batte in testa. Chiamo Carrea, Crippa e gli altri e dico che dobbiamo darci dentro se non vogliamo andare a casa con pochi soldi. E allora via a tutta. Coppi pianta Koblet. A Bormio, dove Fausto è maglia rosa, io arrivo dodicesimo. Avevo bevuto anch'io ma senza esagerare. Le pastiglie si prendevano quando si andava forte. Si andava forte se ci si preparava bene. Il termometro della condizione di Coppi era il Giro del Sassello: Novi Ligure, Ovada, Turchino, Voltri, Varazze, Pian del Salto, Sassello, Acqui, Cremolino, Ovava, Novi Ligure: 190 chilometri da fare al massimo in sei ore, su strade non tutte asfaltate. Coppi aveva regalato a mio suocero un orologio per non vedenti che noi
chiamavamo cipolla. Mio suocero toccava l'orologio e calcolava esattamente quanto avevamo impiegavamo a fare il giro. Erano allenamenti tipo corsa che davano a Fausto la convinzione di essere in forma.
Tratto da “UN UOMO SOLO…” di RINO NEGRI pag. 168-169, capitolo “Come lo ricordano”. Intervista di Negri a Ettore Milano, gregario di fausto Coppi.



Bene, letto questo, veniamo al giro di oggi.
Certo che 190 km in meno di sei ore, quindi alla media pedalata di circa 32 km/h, con le bici di allora e le strade quasi tutte sterrate, era sicuramente una impresa. Ma la testimonianza di Ettore Milano a Rino Negri, parla chiaro.
Ho voluto tracciare il giro, tenendo conto della distanza ed i vari passaggi enunciati nell’intervista, un solo dubbio sulla località chiamata Pian del Salto (che non ha niente a che vedere con Piana del Salto, nell’Astigiano), compresa nella descrizione tra Varazze e Sassello e che non ho trovato in nessuna mappa di quelle presenti in rete oggi. Comunque dopo qualche prova, è uscito questo giro che per avere la lunghezza di 190 km e toccare tutti i passaggi detti da Milano, penso che sia la strada effettivamente fatta da Coppi e la sua squadra a parte qualche modifica strutturale avvenuta nel corso degli anni. A conferma, la testimonianza di miei anziani compaesani che raccontavano di quando Fausto passava in allenamento da Casal Cermelli.
Quindi ho voluto farlo, partendo dal passaggio a Casal Cermelli e dirigendomi a Novi Ligure dove Coppi e la squadra, concludevano l’allenamento e proseguendo passaggio dopo passaggio fino a ritornare a Casal Cermelli.
Vento da Sud,
abbastanza rinforzato e andando a Novi lo prendo sul ¾ davanti alla spalla destra, attraverso la città dove Coppi abitava, la svolta verso Basaluzzo porta il vento sul fianco sinistro ma, ecco un trattore e rimorchio, mi aggancio, come faceva Coppi con i camion, solo che il trattore va a malapena a 40 km/h, mentre i camion di allora ne facevano almeno 60. Mi lascio tirare fino all’Iride e poi sono solo, col vento in faccia e pedalo verso Ovada.
Attacco il Turchino,
sempre controvento, avanzo come posso. Alla curva dopo al Gnocchetto lo so che quando soffia il Marino (Libeccio) pendi la stangata, infatti appena ci arrivo la bastonata è violenta, quasi sposta la bicicletta, un muro poco malleabile, avanzo a stento.
È in quel momento che arrivano Giampy e Sergio, un saluto cordiale. Ciao, ciao, rispondo ciao anch’io. Sono la manna dal cielo e mi accodo. Si pedala bene a ruota e mi scuso subito se ne approfitto. Dopo qualche chilometro provo a dare un cambio ma duro poco, altra facciata malleabile contro il muro di vento e tornano loro davanti a tirare.
Siamo quasi a Masone quando si comincia a parlare e la velocità scende e io rifiato. Giampy ha visto la scritta sulla forcella della mia bici e mi chiede se sono io il Randagio. Si sono proprio io. Non pensavo di avere questa notorietà. Alla fontana, poco prima del passo del Turchino (chissà quante volte si è fermato Coppi a prendere acqua) ci facciamo una foto ricordo (selfie non mi piace) e si prosegue fino al passo e poi giù a manetta fino a Voltri.



ringrazio della compagnia e proseguo sulla strada del termometro della condizione di Fausto Coppi. Il vento a favore fino ad Acqui, poi Cremolino controvento sia in salita che in discesa e ancora vento a favore fino a casa.
Una bella giornata, un po’ di freddo scendendo a Sassello e giro completato in 8:05:47 reale, mentre pedalato 7:35:27. Come si può vedere ben lontano dal tempo di 6 ore scarse di Coppi ma sono contento, sia per il giro che per avere incontrato Sergio e Giampy.
SEMPREINSELLA!
P.S. stasera mi doperò con una tachipirina 1000, perché il vento aiuta molto ma 190 km, sono ancora tanti e mi fanno male le gambe.
