Come già ho detto e ripetuto molte volte, noi ciclisti siamo invisibili e molte, troppe volte il prezzo da pagare è la nostra vita!
| Nessuna salita nel giro di oggi | ||
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10/01/2020
• Distanza 65.86 km
• Tempo 2:25:40
• Dislivello 257 metri
“Lo spago”
Oggi non c’è nebbia ma la temperatura al momento non supera i 2 °C ed il cielo si sta ingombrando di nuvole, sono indeciso se restarmene a casa ad inserire i vecchi giri su Ridewithgps ascoltando le lezioni di Alessandro Barbero sul Medioevo, oppure salire in bicicletta a prendere freddo.
Alle dieci la voglia di uscire ancora non c’è, ma decido ugualmente di magiare qualcosa, non si sa mai; mi porto avanti.
Poi continuo il lavoro al computer, sono ai giri del 2000, giri corti rispetto a quelli che faccio ora d’estate ma con delle medie quasi sempre superiori ai 30-32 km/h.
Barbero in sottofondo parla della “Jus primae noctis”, la straordinaria fantasia creata verso la fine del Medio Evo e della quale non c’è alcuna traccia negli scritti di quei tempi.



Ore 11 e 30 e un pallido sole si affaccia su Casal Cermelli e vado. 8 °C che dopo poco arrivano a 10, pare Primavera. Dirigo su Sezzadio, vorrei proseguire per Gamalero ma la SP186, è stata in parte spazzata via dalla piena del Bormida e ripiego su Castelnuovo B.da.
È su questo tratto di strada che noto adagiato sull’erba della banchina un filo bianco, si vede solo andando piano, le auto lo hanno sospinto al bordo sella strada, pare sia lunghissimo. In un punto dove posso fermarmi in sicurezza, scendo dalla bici e vedo che si tratta di uno spago di nylon, di quelli che si usano in agricoltura. Lo raccolgo e lo avvolgo tra gomito e mano, non so quanti metri sia, continuo ad avvolgerlo, dapprima doppio, poi da un lato finisce ma dall’altro è ancora lunghissimo. Finalmente termina, lo lego stretto e lo appendo al guardrail in modo che non dia fastidio a nessuno. Riprendo il viaggio e più avanti ne vedo ancora ma in quel punto non posso fermarmi, spero non dia danno a nessuno.
Sono a Cassine, percorro un pezzetto di tangenziale, per evitare lo strappo di Gamalero e poi sfiorato Frascaro, sono in via Pietro Baldi.
In questa via di campagna appartenente al comune di Borgoratto Alessandrino, ho passato molto del mio tempo lavorativo, sia per le innumerevoli riparazioni al tubo stracotto dell’acquedotto, sia con la strumentazione per cercare le dispersioni che ancora non si potevano vedere ad occhio nudo. La strada, abbastanza stretta ma pittoresca, era praticamente distrutta per i tanti scavi effettuati. Quando me ne sono andato in congedo lavorativo (pensione è un termine che non mi piace) finalmente venne presa la decisione di sostituire il colabrodo ed ora la strada è bella, asfaltata e scorrevole, perfetta per la bicicletta, ma.
C’è sempre un MA. La strada interseca il Canale Carlo Alberto, che a causa delle scorse piogge, ha pensato bene di mangiarsi il ponticello di via Baldi. Quindi, strada sbarrata, transenne, segnali, barriere New Jersey , eccetera. Una piccola parte del ponte è salva e presa la bici in spalla lo attraverso e riprendo il mio viaggio pianeggiante.
Evito Oviglio per via della strada malconcia, proseguo per Cantalupo e poi nel traffico leggero di Alessandria, circumnavigo l’AMAG, è tardi per passare a salutare i colleghi ma rapidamente, do uno sguardo dai cancelli, pare non sia cambiato nulla.
In tangenziale un po’ di traffico, resto a destra al di la della striscia bianca laterale, superando lo svincolo della zona D3 mi duole il cuore, ogni volta non posso fare a meno di pensare a Pasquale che in questo punto ha terminato il suo ultimo allenamento, travolto da un’auto.
Tutti abbiamo il nostro destino ma morire in questo modo è veramente assurdo.
Come già ho detto e ripetuto molte volte, noi ciclisti siamo invisibili e molte, troppe volte il prezzo da pagare è la nostra vita!
