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2017

  • Langa: “Stradine rabbiose”

    come al solito ho tirato l’andata più corta che si potesse fare e come al solito non sono mancate le sorprese. Prima salita verso Vesime, Madonna della Neve,...
  • Backwards: The donkey serenade

     Acqui Terme, Terzo, Bistagno e a Monastero B.da, mi fermo qualche minuto per fotografare il centro storico...
  • Big Bench Hunter: Autumn Leaves

     Le ore di luce si sono accorciate e con le mie scarse possibilità di pedalatore, devo abbandonare questo nuovo gioco...
  • Big Bench Hunter: Garmin vuole tornare a Taiwan

    immagine altimetrica

    Le salite nel giro di oggi
    TempoSalita 
    0:26':56"  Piancanelli da bivio Fello 1
    0:16':24"  Big Bench 42 da Canelli 2
    0:13':46"  Pian delle Sete da bivio big bench 3
    0:54':08"  Cravanzana-Feisoglio-Niella Belbo 4
    0:15':07"  Cengio-Rocchetta-Clini 5
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    23/10/2017
    • Distanza 214.00 km
    • Tempo 8:58:27
    • Dislivello 2497 metri

    Il Garmin è andato in palla
    (me ne accorgo solo ora che ho scaricato il giro), prima mi fa un buco di cinque giorni nel giro, si perché lo ha avviato il giorno 19 di ottobre alle 18 e 25 e non c’è modo di correggerlo, su Strava, mentre sul sito Garmin si può fare. È una cosa fastidiosa che mi è già successa una volta e non capisco come risolverla. A parte questo, un altro problema, si presenta alla partenza, se non aggiusto l’altimetria manualmente, Garmin non lo fa. E ancora la cadenza di pedalata, non parte se non abilito il sensore, mentre per cardio e velocità lo fa in automatico.
    Ora veniamo al momento di pazzia dello strumento.

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    Immagino che un dispositivo GPS,
    abbia un programma che legge la traccia, la trasporta sul display e indica le direzioni da prendere di volta in volta. Ok, va bene se io esco dalla traccia programmata di qualche centinaio di metri a volte succede ( è la seconda volta che mi capita), che Garmin vada in palla, compare la scritta “Corri verso Garmin Taiwan”, dichiara i chilometri che in questo caso sono 9758 e non segnala più le svolte, mentre il giro rimane presente sul display e va seguito a vista.
    Io ho imparato come fare, resetto Garmin, ricarico il giro e tutto torna normale. Ma per uno strumento che costa 400 e spingi Euro, non lo trovo NORMALE: Scusate lo sfogo ma era dovuto.

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    Veniamo al giro.
    Cacciatore di Panchine Giganti, si ora che l’Autunno si spinge verso l’Inverno, l’unico posto nel quale mi piace andare è la Langa e l’Alta Langa e per avere un obiettivo, che non sia il solito giro, vado a cercare la posizione delle Big Bench . Oggi, nel giro ne avevo inserite cinque ma per la paura di arrivare a casa col buio ho poi deciso di eliminare la più lontana, quella di Ceva.
    Partenza poco dopo le sette e trenta, giornata che si annuncia stupenda, niente nebbia, poco vento, unico difetto la temperatura, che è rimasta a giocare tra lo 0 e meno 1°C per circa trenta chilometri ma anche qui ho delle riserve sul buon funzionamento del termometro del mio Garmin 1000.

     

    Nizza Monferrato,
    la temperatura si alza di poco. Canelli, raggiunta per la strada vecchia per Calamandrana. Canelli e sulla SP6 attacco la salita verso Cassinasco e circa a metà svolto a sinistra su di una strada asfaltata e stretta e dopo circa 600 metri, poco prima di una cascina, ecco la grande panchina Azzurra di Cassinasco, 100 metri di terra battuta da fare assolutamente a piedi e si arriva alla Big Bench. Oggi il panorama è veramente bello, vista quasi illimitata, cielo azzurro come la panchina, una breve sosta, due foto e via per la seconda panchina di oggi, quella Gialla di Canelli.
    La trovo dopo aver percorso i Caffi e poco dopo il Santuario, dalla SP120 si svolta a destra, verso Canelli e dopo altri 400 metri a sinistra in direzione di Fontanazzo. 2200 metri e ancora svolta sinistra per l’Agriturismo I tre Poggi. La strada è di cemento ma non presenta pendenze critiche. Superato l’agriturismo, terminata la strada, ecco la panchina Gialla, la a cento metri sulla sinistra. Per raggiungerla si deve salire una terra battuta molto ripida e gli ultimi metri sono davvero duri, fatti a piedi. In bici non è possibile. Panchina occupata, due Olandesi, forse, lui parla un buon Italiano, lei seduta sulla panchina Gialla, un po’ meno. Sono in Italia per qualche giorno di vacanza, si offrono di farmi una foto, accetto e do loro il cellulare. Mentre spiego come devono fare, ecco che arrivano due Italiani, salgono sulla panchine e noi si resta ad aspettare. Poi decido di fare la foto appoggiato al retro della Big Bench, ho fretta e il giro è ancora lungo. Fatte le foto, saluto, ringrazio i due turisti stranieri e discendo l’erta con la bici alla mano, attento a non cappottare. Discesa, fredda, veloce, verso Felo, poi al bivio a sinistra per Loazzolo, al bivio successivo mi lascio Loazzolo a sinistra e proseguo per Cossano Belbo. Ora è discesa, ancora fredda e veloce e arrivo a Cossano. Risalgo, Rocchetta Belbo, Bosia, Cravanzana, Feisoglio, è la lunga e semplice salita che porta a Niella Belbo. Poco prima di raggiungere Niella, svolto a sinistra su una stretta strada asfaltata e raggiungo la Grande Panchina Azzurra di Niella, solite foto, panorama stupendo. Un’auto ferma davanti alla postazione della panchina, una ragazza parla al telefono.

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     Riparto,
    ora dovrei andare a Ceva ma fatti due conti, visto il ritardo sulla panchina di Canelli, ho una gran paura di non riuscire a terminare il giro, Scendo comunque verso San Benedetto Belbo ma al bivio per Ceva, non proseguo e svolto a sinistra su Strada Valle Belbo. La conosco, mi porterà direttamente a Montezemolo bypassando Ceva. Fantastica strada, completamente in piano, segue, risalendolo il torrente Belbo. Quasi al bivio per Mombarcaro, raggiungo un ragazzo con la bici cigolante e scricchiolante. Quando si accorge di me, scatta in piedi, bruciando i pochi metri di salita che ci separano dal piano. Chiedo dove vada. Murazzano, risponde. Non ho il tempo di intavolare un discorso che inizia lo strappo che dalla Pavoncella, sale alla rotatoria per Montezemolo. Lui sciaccia sui pedali, è seduto, la bici scricchiola, cerco di stargli a ruota ma non ce la faccio. Cedo, se ne accorge mi attende e iniziamo a parlare. Racconto del viaggio. Lui, sapendo che arrivo dall’alessandrino, dice che nel 2010 ha vinto la Dolci Terre di Novi ed ha indossatola maglia di Leder della Coppa Piemonte. La rotonda arriva, troppo presto mi piacerebbe continuare il discorso ma non c’è tempo. Le mani si sfiorano in segno di saluto, nemmeno il tempo di dirci il nome. Lui va destra io dal lato opposto, ancora poca salita e sono a Montezemolo. Per un attimo alla grande rotatoria, ho la tentazione di fermarmi per ordinare uno dei panini con la frittata oppure con la toma piccante, che servono abitualmente nel Bar 4 venti ma ho ancora i miei panini e proseguo.

    Scendo poco sulla Sp28bis per Millesimo,
    salto il bivio per la Grande Panchina. Garmin fa il bravo e mi avvisa subito, torno qualche metro indietro e sono sulla strada giusta. La Big Bench Azzurra, (oggi c’è una maggioranza di panchine azzurre) è li in bella vista accanto alla strada, un auto ferma, anche qui una ragazza con cellulare, parla in tranquillità. Solite foto mi sdraio un attimo sulla panchina, cerco di rilassarmi, questa è l’ultima della giornata, sono dispiaciuto di non aver visitato quella di Ceva ma ci sarà un’altra occasione. Scendo verso Cengio e poi Cairo Montenotte, ora è solo noia, vento in faccia per gli 80 chilometri che mi separano da casa. È la parte brutta dei viaggi in bici con partenza da casa, si deve sempre ritornare indietro.
    SEMPREISELLA .

     
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  • Dove osano le Aquile

    2017 08 22 dove osano le aquile

     logo transparentstrava

    22/8/2017
    • Distanza 118.08 km
    • Tempo 4:57:37
    • Dislivello 1534 metri
    Titolo spiritoso, non si arriva certo alle altitudini delle Alpi Bavaresi, dove si svolge il film ambientato nella seconda guerra mondiale ma arrivare su, prima a Cipollina e poi al rifugio “Pietro Brunengo”, richiede un certo impegno. La foto in autoscatto con l’Aquila e la veduta di un paesaggio meraviglioso, valgono ben un po’ di fatica. La strada, per una BDC, purtroppo termina  o meglio non conduce da alcuna parte, per cui è necessario tornare indietro per qualche chilometro e proseguire poi da Porale, verso Castagnola e Pian dei grilli.

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     Salita a Fraconalto per la strada principale, larga e con asfalto perfetto e discesa per la stessa strada, perché quella del versante opposto, dopo la posa dell’oleodotto è ridotta molto male. Voltaggio e salita agli Eremiti e all’Alpino del Monte Lanzone. Rientro con il solito vento di Tramontana, contrario e disturbatore, in una mattinata fresca, con minima di 10 °C e massima di 23. Comincio a prenderci gusto a fare questi giri, “mordi e fuggi”. Non serve alzarsi prestissimo, mangiare controvoglia, portare scorta di viveri. Bastano una banana ed una crostatina, un po’ d’acqua ed il gioco è fatto. A mezzogiorno si pranza a casa ed il giorno dopo si risale in bici. Si MI PIACE. SEMPREINSELLA!

     

  • Sempre lo stesso giro, quello che non porto mai a termine

    2017 07 25 sempre lo stesso giro 0

    Le salite nel giro di oggi
    TempoSalita 
    0:30':30" Alice Belcolle da Cassine 1
    0:20':01" Montechiaro Piana - Montechiaro d'Acqui 2
    0:31':22" Fondoferle - Cimaferle 3
    0:13':52" Belforte e San Pietro da SP456 4
    0:19':26" Lerma, Casaleggio Boiro e Mornese da SP170 5
    0:23':32" Passo dell'Alpino da SP170 (Monte Lanzone) 6
    0:20':22" Sottovalle da Carrosio 7
    1:10:18" Colle delle Forche e San Martino da Varinella (Aquata S.) 8
    0:27':30" Vendersi da Albera Ligure 9
    0:20':30" Cà del Bruno 10
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    Giri collegati: Giro della Provincia Seconda escursione- Giro Provincia terzo raid

    25/07/2017
    • Distanza 286.90 km
    • Tempo 12:52:10
    • Dislivello 3880 metri
    400 km circa, Giro della Provincia di Alessandria. Obbligatorio, passare il più vicino possibile ai confini regionali o provinciali senza mai sconfinare. Oggi ho voluto provare ancora, le gambe ci sono ma se fa caldo e passi vicino a casa, la testa si perde e torni a casa, soprattutto se ritieni che la pianura sia troppa, che il caldo sia troppo, se non riesci più a mangiare, se hai voglia di bibite freshe, se hai scalato sette salite e nelle gambe ti resta poco, se hai sessantuno anni e non hai più voglia di tribolare. E allora basta con questo sogno nel cassetto irrealizzabile, basta, lo straccio o lo divido in due ma la parte Nord è noiosa, con poca salita.

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    Oggi, mancavano circa 140 km a terminare il giro, non tanti ma ho perso tempo in salita, ho preso tempo trovandomi per un errore di programmazione su uno sterrato e per ritrovare la strada ci ho messo qualche km in più. Poi il problema più grande è passare troppo vicino a casa, dove la testa ti dice di piantare tutto e andare a fare una bella doccia che di caldo oggi ne hai preso abbastanza. E la splendida giornata di oggi, con visibilità illimitata, e poche foto per non perdere tempo, il sole libero di ustionare la pelle anche attraverso i vestiti, la schiena bruciata a forma di "U", delle bretelle della salopette. La soddisfazione di aver percorso quasi 287 km, la delusione di non aver percorso quelli necessari a completare il giro ma forse chiedo troppo, è ora di ragionare e comprendere che, forse sarebbe meglio abbandonare la sfida. SEMPREINSELLA ma con un po' di amarezza.

     

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  • Giro delle Valli: Valle dell'Erro

    immagine altimetrica

    Le salite nel giro di oggi
    TempoSalita 
    0:23'28"  Giusvalla, Pratipoia, Montenotte 1
    0:42:18"  Bric Berton da Sassello 2
     logo transparentstravafotofacebook

     17/02/2017
    • Distanza 169.93 km
    • Tempo 07:10:03
    • Dislivello 1969 metri
    Un giro entusiasmante
    Poche parole su questo bel giro della valle Erro, in una giornata nebbiosa alla partenza, che ha visto qualche raggio di sole nell’avvicinamento ad Acqui Terme, le nuvole minacciose di pioggia, del versante ligure e poi finalmente il sole, scollinato il Bric Berton tornando in provincia di Alessandria.
    Dei tre Giri delle Valli, fatti fino ad ora, quello di oggi è stato il meno sofferto e quindi l più apprezzato, niente freddo e neve come sul Faiallo nel giro delle Valli Orba e Stura, senza salite lunghe e dure come il Piani di Praglia, nel giro delle Valli Gorzente e Lemme ma comunque un giro impegnativo, per la sua estensione, per il tipo di percorso, molto nervoso, per la bellezza del paesaggio e la componente selvaggia che persiste in alcune zone di questa valle dolce ed impervia allo stesso tempo.

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    Valle selvaggia
    La ex SS334 del Sassello che segue l’Erro in quasi tutta la sua lunghezza, non è la mia preferita, soprattutto se percorsa tornando a casa, mentre nel senso opposto da una certa soddisfazione, con la salita alle Bancarelle come unico diversivo alla monotonia quasi pianeggiante del resto della strada. Superato il confine regionale, le cose cambiano, con la salita a Giusvalla, il percorso prende forma e l divertimento arriva immediato. Poi imboccata via Montenotte, si entra nel cuore della valle, il paesaggio cambia totalmente, la strada si strige, le abitazioni fino ad ora presenti quasi dappertutto, spariscono, i campi ed il bosco assumono un aspetto selvaggio, primitivo, dando la sensazione di essere abbandonati, quasi non facessero parte del mondo che fino ad ora ho attraversato con la bici.

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    Salita corta e dura
    Anche la salita si fa impervia e difficile e devo stringere i denti e alzarmi in piedi e spingere sui pedali e tirarli, più forte che posso per superare le pendenze quasi assurde che mi si presentano davanti senza preavviso, 34x26, l’ultima spiaggia per superare il 18% di quello che Strava nomina come “Il Mortirolo di Giusvalla”, o “Località Colla”. Si scollina una prima volta, per fortuna, se la strada proseguisse così, con queste pendenze, sarebbe davvero un piccolo Mortirolo. Ecco la località Pratipoia, il confine tra i comuni di Giusvalla, Dego, Pontinvrea e Cairo Montenotte lo attraverso di li a poco ed inizia l’ultimo terribile strappo, prima di scollinate e scendere a Montenotte Inferiore. Così è indicata sulle carte questa piccola località composta da quattro case ma che in realtà si chiama “Ferriera di Montenotte”.

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    Alle sorgenti dell’Erro
    È qui, dove la confluenza tra il Rio della Volta ed il Rio Montenotte, crea la sorgente dell’Erro, sosto per fare due fotografie, chiedo informazioni ad una signora che sta rassettando il cortile, su quale dei due rii sia quello della Volta, chiacchieriamo qualche minuto, lei si stupisce delle mie domande, dice che di solito nessuno è interessato a conoscere questo remoto luogo. Riprendo la mia strada, che dirige ora a Sud, sono nel Comune di Pontinvrea e sto percorrendo via Repiano, in sponda destra all’Erro. La strada è strettissima ma ben asfaltata, in alcuni punti si distacca dal Torrente e in altri invece lo abbraccia, lambita da esso, quasi coccolata. Il panorama è qualcosa di meraviglioso, impossibile per me descriverlo a parole, si deve vedere, per assaporare il piacere di questa valle.

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    Un dubbio sulla strada
    Proseguo con qualche timore, ho il dubbio che la strada finisca in uno sterrato o che addirittura termini del tutto, a casa non ho curato molto il percorso e questo dubbio angosciante mi accompagna fino ad una cascina, dove l’odore acre della stalla si spande tutto attorno. Un signore anziano in cortile, si sta avvicinando all’auto, una vecchia panda rossa, lo saluto ad alta voce, facendo si che si accorga di me. Chiedo dove siamo e dove porta la strada, gli confido il perché sono qui ed il mio timore di aver sbagliato strada.

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    Mi rassicura.
    L’Erro scorre dietro la cascina, dice ed ora è piccolo ed insignificante ma quando piove, continua, il Volta ed il Montenotte lo gonfiano e l’acqua si alza e mette terrore. Poi aggiunge, che la strada tra un chilometro si congiunge con la provinciale e da li posso andare a Pontinvrea o a Giovo Ligure. Ringrazio e riparto per il tratto conclusivo del mio viaggio. Davanti a me l’unica salita degna di questo nome, il Bric Berton da Sassello, poi seguendo lo spartiacque tra la valle dell’Erro e la Valle dell’Orba, scenderò la SP210 passando per Ponzone, il mio paese natale, fino a tonare in val Bormida e da li a casa. SEMPREISELLA! 
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